Criptovalute in crisi, bitcoin perde il 35% dal picco di ottobre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato delle criptovalute sta attraversando una fase di profonda correzione, la cui entità, sebbene difficile da prevedere nelle sue conseguenze a lungo termine, appare ormai incontrovertibile nei numeri. L’asset di punta del settore, il Bitcoin, dopo aver toccato un massimo storico di circa 126mila dollari lo scorso 6 ottobre, ha infatti intrapreso un declino che lo ha portato, il primo dicembre, a sfiorare la soglia degli 85mila dollari. Un arretramento che, nel giro di poco meno di due mesi, ha eroso oltre un terzo del suo valore, alimentando interrogativi sulla solidità dell’intero ecosistema digitale.

Il crollo di dicembre e il disimpegno degli investitori

La giornata del primo dicembre ha confermato, con una violenza inaspettata, la tendenza negativa che perdura da settimane. In un’unica seduta, il Bitcoin ha perso più del sei per cento, scivolando fino a 85.172 dollari e allontanandosi drasticamente dai livelli di inizio novembre, quando si aggirava ancora sopra i 110mila dollari. Quel che emerge con chiarezza, al di là delle fluttuazioni tecniche, è un progressivo ma marcato disimpegno da parte degli investitori, i quali, dopo un periodo di euforia, sembrano voler ridurre l’esposizione a un asset noto per la sua volatilità. Alcuni di essi, stando ad alcune analisi, approfitterebbero del ribasso per acquistare, nella speranza di un futuro rimbalzo, ma il sentimento generale rimane di estrema cautela.

La débâcle delle "meme coin" e il caso dei token politici

Se il Bitcoin e altre valute digitali consolidate come Ethereum e Ripple hanno registrato perdite a doppia cifra, il settore più speculativo, quello delle cosiddette "meme coin", è stato travolto da un vero e proprio crollo. Emblematici i casi di alcuni token ispirati alla sfera politica statunitense, il cui valore è evaporato in percentuali da capogiro. Uno di questi, legato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avrebbe perso circa il novanta per cento del suo valore da gennaio, mentre un altro, ispirato alla first lady Melania Trump, avrebbe visto un crollo prossimo al novantanove per cento. Questi dati, al di là dei singoli casi, testimoniano la fragilità estrema di prodotti finanziari nati spesso per ragioni puramente speculative e di tendenza, privi di fondamentali o utility concrete.

Le possibili cause e il contesto di incertezza

Le ragioni di un simile tracollo sono molteplici e interconnesse, e sarebbe riduttivo attribuirle a un unico fattore. Senza dubbio, l’inasprimento del quadro normativo a livello globale, con diverse giurisdizioni che stanno valutando interventi più stringenti, ha contribuito a raffreddare gli animi. A questo si aggiunge un contesto macroeconomico ancora incerto, dove gli elevati tassi di interesse rendono meno appetibili gli investimenti ad alto rischio. L’episodio, peraltro, non è isolato nella storia recente delle criptovalute, che hanno già conosciuto cicli di boom e successivo bust, sebbene l’ampiezza della correzione attuale sia significativa. Il mercato, quindi, si trova a navigare in acque agitate, dove la speranza di nuovi massimi si scontra con la dura realtà delle quotazioni e con la necessità di una maturazione strutturale dell’intero settore.

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