Germania, gli attacchi alle cabine elettriche e il sospetto sull’ambientalista tedesco
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Redazione Esteri
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Le autorità della Germania si trovano a dover fare i conti con una settimana particolarmente tesa per quanto riguarda la sicurezza delle infrastrutture critiche, con una serie di episodi che hanno messo in allarme gli investigatori e che, stando alle ultime informazioni, avrebbero portato all'individuazione di un principale sospettato.
Due distinti incidenti, verificatisi martedì scorso rispettivamente nella parte occidentale e in quella orientale del paese, hanno provocato interruzioni significative nei sistemi di distribuzione dell'energia elettrica, spingendo la polizia a ipotizzare con sempre maggiore convinzione la pista del sabotaggio doloso.
Il primo episodio, che ha destato particolare preoccupazione per l'entità del danno, ha avuto come teatro la sottostazione di Bergheim, situata nei pressi di Colonia, dove un cortocircuito di natura sospetta ha determinato la messa fuori servizio di diverse linee elettriche, gettando nel caos una porzione rilevante della rete locale.
La pista dell'attivista e il movente climatico
A gettare nuova luce sulle indagini è stata un'importante dichiarazione del ministro dell'Interno del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, Herbert Reul, esponente della Cdu, il quale ha reso noto che gli inquirenti hanno stretto il cerchio attorno a un cittadino tedesco di 48 anni, originario proprio della regione interessata dai primi episodi.
L'uomo, un attivista per la lotta al cambiamento climatico con un passato di militanza in iniziative a tutela dell'ambiente, è attualmente considerato il principale sospettato per la serie di tentativi di sabotaggio che hanno preso di mira le cabine elettriche.
Sebbene nelle scorse settimane fosse stata più volte ventilata la possibile responsabilità di servizi segreti russi, in un contesto internazionale segnato da crescenti minacce ibride contro le infrastrutture europee, la svolta investigativa sembra ora orientarsi verso un movente interno legato alla cosiddetta "lotta ai combustibili fossili", una motivazione che gli investigatori stanno verificando con attenzione attraverso i riscontri tecnici e i tabulati telefonici.
Il terzo episodio e la scoperta a Dormagen
Il quadro degli attentati si è ulteriormente aggravato quando, nella serata di giovedì, un passante ha fatto una scoperta inquietante in un campo di Dormagen, località situata nei pressi di Dusseldorf. L'uomo, insospettito dalla presenza di alcuni oggetti anomali in un'area solitamente tranquilla, non ha esitato a contattare immediatamente la polizia, innescando un nuovo fronte investigativo.
Secondo le prime ricostruzioni degli agenti intervenuti sul posto, si tratterebbe di dispositivi di lancio per razzi artigianali, la cui struttura e il cui funzionamento presentano sorprendenti analogie con quelli già utilizzati negli altri due attentati della settimana, ovvero quello di Bergheim e quello registrato a Jänschwalde, nel Brandeburgo. Questa somiglianza tecnica ha spinto gli inquirenti a ipotizzare un collegamento diretto tra tutti gli episodi, rafforzando la convinzione che ci si trovi di fronte a un'unica cellula operativa o a un singolo individuo particolarmente determinato.
L'inchiesta per terrorismo e i danni a Turnow-Preilack
La gravità della situazione ha indotto la polizia federale tedesca ad aprire un'inchiesta formale per terrorismo, ampliando i poteri investigativi e coinvolgendo le unità antiterrorismo, dopo che l'attacco alla sottostazione nei pressi della centrale a carbone di Jaenschwalde, nell'est del paese, aveva evidenziato un livello di minaccia che andava ben oltre il semplice danneggiamento.
In questo contesto, gli investigatori stanno esaminando anche un ulteriore episodio occorso nei pressi della sottostazione di Turnow-Preilack, dove sono stati accertati danni concreti a una linea elettrica e dove è stato necessario l'intervento degli artificieri per mettere in sicurezza l'area.
Il ritrovamento di ordigni esplosivi in quella zona ha confermato la pericolosità della strategia adottata dagli autori, spingendo le autorità a intensificare i controlli su tutte le infrastrutture sensibili del paese, in un momento in cui la sicurezza energetica è già messa a dura prova da molteplici fattori economici e geopolitici.
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