Washington dà via libera al nucleare saudita: accordo storico sull'arricchimento dell'uranio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'amministrazione Trump ha formalmente approvato un accordo di cooperazione nucleare civile con l'Arabia Saudita che, per la prima volta, apre la strada alla possibilità per Riad di arricchire l'uranio sul proprio territorio. L'intesa, annunciata dal Dipartimento dell'Energia americano, è stata definita storica e rappresenta un punto di svolta nelle relazioni tra i due Paesi, con ricadute che si estendono all'intero scacchiere mediorientale.

Il patto, della durata di trent'anni e dal valore stimato in decine di miliardi di dollari, verrà ora trasmesso al Congresso per un periodo di revisione di novanta giorni, durante il quale i parlamentari potranno sollevare obiezioni.

I termini dell'intesa e il nodo dell'arricchimento

L'accordo, noto come "Accordo 123" dalla sezione dell'Atomic Energy Act del 1954 che disciplina la cooperazione nucleare con altri Paesi, è stato siglato dal segretario all'Energia Chris Wright e dal suo omologo saudita, il principe Abdulaziz bin Salman. L'intesa prevede che le aziende statunitensi svolgano un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari civili saudite, inclusa la costruzione di reattori ad acqua leggera.

Ma è la clausola relativa all'arricchimento dell'uranio e al ritrattamento del combustibile esaurito ad aver acceso il dibattito tra gli esperti di non proliferazione.

A differenza dell'accordo siglato con gli Emirati Arabi Uniti nel 2009, che imponeva a questi ultimi di rinunciare all'arricchimento dell'uranio sul proprio territorio (il cosiddetto "gold standard"), l'intesa con l'Arabia Saudita non prevede un impegno vincolante in tal senso.

Secondo quanto riportato, l'accordo potrebbe portare alla realizzazione di un impianto di arricchimento dell'uranio sul suolo saudita, a seguito di uno studio congiunto tra Washington e Riad, con un sistema "black box" controllato dalla parte statunitense per impedire il trasferimento di tecnologie sensibili. L'intesa, inoltre, non include il cosiddetto Protocollo Aggiuntivo, lo strumento che consente all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) di effettuare ispezioni a sorpresa e particolarmente intrusive.

Il contesto: la guerra e la doppia morale nucleare

L'accordo arriva in un momento di estrema tensione in Medio Oriente, mentre Stati Uniti e Israele sono impegnati in un conflitto contro l'Iran, giustificato ufficialmente con l'obiettivo di impedire a Teheran di sviluppare un'arma nucleare. La scelta di concedere all'Arabia Saudita una possibilità che è stata negata all'Iran ha sollevato inevitabili interrogativi sulla coerenza della politica estera americana, con diversi analisti che parlano di una palese ipocrisia nucleare.

Washington ha sempre sostenuto che l'arricchimento dell'uranio in Iran rappresenti una minaccia esistenziale per i suoi alleati, mentre ora sembra disposta ad accettare che un Paese che non ha firmato il Protocollo Aggiuntivo e che ha dichiarato di voler seguire l'esempio di Teheran nella corsa all'atomica possa sviluppare questa stessa capacità.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha più volte dichiarato che il regno non intende dotarsi di un'arma nucleare, ma ha anche precisato che, qualora l'Iran riuscisse a costruirne una, l'Arabia Saudita farebbe altrettanto. Un'eventualità che gli esperti di non proliferazione non escludono, considerando che un impianto di arricchimento apre la porta alla produzione di materiale per testate nucleari.

La decisione di Trump, che non ha subordinato l'intesa alla normalizzazione delle relazioni tra Riad e Israele, come invece aveva tentato di fare l'amministrazione Biden, rappresenta una vittoria diplomatica per il principe ereditario, che ha sempre considerato la cooperazione nucleare un obiettivo strategico del suo piano Vision 2030 per diversificare l'economia del regno.

Le reazioni e i timori per la proliferazione

L'annuncio dell'accordo ha immediatamente suscitato preoccupazioni tra i parlamentari democratici e gli esperti di sicurezza, che temono che il patto possa innescare una pericolosa corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente. Il senatore democratico Edward Markey ha definito l'intesa una minaccia per la sicurezza di tutti, in quanto consentirebbe a un Paese autoritario e bellicoso di sviluppare tecnologie per armi nucleari.

Anche Alexander Bollfrass, esperto nucleare dell'International Institute for Strategic Studies di Londra, ha definito l'accordo "un nuovo approccio rivoluzionario" alla politica di non proliferazione, sottolineando che gli Stati Uniti non stanno chiedendo all'Arabia Saudita di rispettare le salvaguardie più severe, ma sono disposti a trasferire tecnologia sensibile senza lo stesso livello di supervisione che ci si aspetterebbe.

Dal canto suo, l'amministrazione Trump ha ribadito che l'accordo rispetta i più elevati standard di sicurezza nucleare e non proliferazione, con il segretario all'Energia Chris Wright che ha parlato di una "rinascita nucleare americana" in grado di portare benefici a lungo termine ai popoli americano e saudita.

L'intesa, che non è subordinata alla normalizzazione delle relazioni tra Arabia Saudita e Israele, rappresenta anche una mossa strategica per mettere sotto pressione Russia e Cina, che avevano manifestato interesse a partecipare al programma nucleare saudita, con la società statale cinese China National Nuclear Corp che aveva presentato un'offerta per la costruzione di una centrale.

Il patto, se approvato, segnerà un cambiamento epocale negli equilibri energetici e di sicurezza del Medio Oriente, con conseguenze che potrebbero estendersi ben oltre i confini della regione.

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