Spagna, sfratto bloccato a una 62enne: la protesta salva la casa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una donna di 62 anni, madre di cinque figli, ha evitato lo sfratto dalla propria abitazione a Leganés, alle porte di Madrid, grazie alla mobilitazione degli attivisti e a un intervento della magistratura. Josefina Alfaro Teruel, vedova e con una disabilità che le impedisce di lavorare, rischiava di perdere la casa nella quale vive da molti anni. Lo sgombero, previsto per martedì 6 ottobre, è stato rinviato al 22 ottobre dopo che il giudice ha accolto un ricorso presentato dalla sua difesa. La decisione ha consentito alla famiglia di continuare temporaneamente a occupare l'alloggio.

La battaglia legale dopo la morte del marito

La vicenda nasce da un problema legato alla titolarità del contratto di affitto di un'abitazione pubblica appartenente all'Agencia de Vivienda Social della Comunità di Madrid. L'alloggio era stato assegnato alla famiglia nel 2000, ma il contratto risultava intestato al marito della donna. Dopo la sua morte, nel 2017, Josefina aveva avviato le procedure per ottenere la sublocazione legale del rapporto contrattuale, attraverso il subentro nella posizione del coniuge. La richiesta era stata inizialmente presa in esame dall'amministrazione, che aveva indicato i documenti necessari per completare la pratica. Successivamente, però, il procedimento era stato archiviato per la presunta mancanza di una parte della documentazione richiesta.

Da quel momento è iniziata una lunga controversia che, secondo la donna, si trascina da circa sette anni. Josefina sostiene di aver consegnato quanto richiesto dagli uffici e di essersi ritrovata senza un contratto regolare nonostante i tentativi di risolvere la situazione. In un'intervista all'emittente spagnola Telecinco ha raccontato che, a causa dell'assenza di un titolo contrattuale formalmente riconosciuto, aveva cominciato a essere considerata un'occupante abusiva. La famiglia ha cercato anche di ottenere la regolarizzazione dell'affitto attraverso i figli, senza arrivare a una soluzione. Nella casa vivono tre figli maggiorenni e due minorenni, mentre la madre afferma di non disporre di un'alternativa abitativa.

Gli attivisti fermano lo sgombero: la paura di perdere tutto

La mattina fissata per l'esecuzione dello sfratto, diversi manifestanti della Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH) si sono radunati davanti all'edificio di calle de la Acacia, dove erano presenti anche agenti della Polizia nazionale e locale. All'interno dell'appartamento parte dei mobili era già stata preparata per il trasferimento. Josefina ha descritto la gravità della propria disperazione raccontando di aver pensato di lanciarsi dalla finestra. Gli attivisti hanno accompagnato la donna durante le ore precedenti alla decisione giudiziaria, contestando l'espulsione di una famiglia in condizioni di vulnerabilità da un'abitazione destinata all'edilizia sociale.

Il provvedimento di sospensione è arrivato dopo un'ulteriore iniziativa dei legali, che avevano chiesto tempo per completare gli adempimenti documentali e consentire all'amministrazione regionale di esaminare le contestazioni presentate. Le prime ricostruzioni avevano parlato di una sospensione a tempo indeterminato, ma l'agenzia EFE e l'emittente pubblica Telemadrid hanno successivamente indicato una nuova data precisa per lo sgombero. La portavoce locale della PAH, Feli Velázquez, ha seguito direttamente la mobilitazione, sostenendo la necessità di una soluzione abitativa stabile e della regolarizzazione del contratto. La decisione del tribunale ha quindi interrotto l'esecuzione immediata, senza riconoscere definitivamente alla famiglia il diritto a conservare l'alloggio.

La crisi della casa in Spagna e i decreti di Sánchez

Il caso si inserisce in una fase di forti proteste contro gli sfratti e le difficoltà di accesso alla casa in Spagna. Nelle settimane precedenti, una vasta mobilitazione era nata attorno alla vicenda di María del Carmen Abascal, un'anziana di 87 anni minacciata di perdere la propria abitazione nella capitale. Manifestazioni e iniziative di solidarietà hanno coinvolto anche altre città, tra cui Bilbao e Jaén. Nella prima, una donna che viveva da dieci anni in affitto è stata allontanata dall'appartamento per morosità, nonostante la presenza di manifestanti contrari all'esecuzione del provvedimento.

La questione abitativa è diventata contemporaneamente uno dei principali terreni di scontro politico. Dopo che il Congresso dei Deputati ha respinto due decreti sulla casa, con i voti contrari di Partito Popolare, Vox e Junts, il governo di Pedro Sánchez ha deciso di ripresentare le misure. Il Consiglio dei ministri le ha approvate nuovamente il 6 ottobre, mentre il presidente socialista aveva già annunciato elezioni anticipate per il 29 novembre. Con il Parlamento sciolto, la convalida dei provvedimenti è stata affidata alla Deputazione permanente, l'organismo parlamentare che continua a esercitare determinate funzioni anche dopo la conclusione della legislatura.

Il pacchetto comprende 21 misure e interviene su differenti aspetti del mercato immobiliare. Tra queste figurano la proroga fino a due anni dei contratti per gli inquilini in regola con i pagamenti, limiti agli aumenti degli affitti e nuove disposizioni sulla protezione delle persone economicamente o socialmente vulnerabili prive di un'alternativa abitativa. L'esecutivo ha previsto anche garanzie aggiuntive per i piccoli proprietari, mentre una parte delle disposizioni entrerà in vigore soltanto dopo la convalida parlamentare. Sánchez ha inoltre indicato interventi sugli affitti turistici e delle singole stanze, sugli acquisti immobiliari dei fondi di investimento e sul trattamento fiscale delle società immobiliari, collegando alcune agevolazioni alla disponibilità di abitazioni a canone accessibile.

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