Sfratto Maricarmen, la Spagna si divide sul caso della 87enne sgomberata a Madrid

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Maricarmen Abascal, 87 anni, ha lasciato l’appartamento di calle Alcalde Sainz de Baranda, nel quartiere madrileno del Retiro, su una barella, accompagnata dai sanitari del Samur. Fuori, dietro il cordone della polizia, centinaia di persone gridavano «Maricarmen, non sei sola». Al quarto tentativo lo sfratto è stato eseguito: dopo 71 anni la pensionata ha dovuto abbandonare la casa in cui viveva dal 1956, quando il padre firmò il contratto di affitto.

La donna, che ha una disabilità riconosciuta del 50 per cento e si muove in sedia a rotelle, è stata portata all’ospedale Gregorio Marañón per un esaurimento severo.

La battaglia legale e l’aumento dell’affitto

Il contratto originario era un cosiddetto “renta antigua”, il regime di locazione protetta firmato prima del 1985, che prevedeva canoni molto inferiori ai valori di mercato. Dopo la morte del padre, il contratto passò alla madre e, quando questa morì nel 2005, a Maricarmen. La legge spagnola consente una seconda subrogazione solo in presenza di una disabilità pari o superiore al 65 per cento: la donna, con il suo 50 per cento, è rimasta fuori dalla tutela.

Nel marzo 2026 il Tribunale Supremo ha dato ragione alla proprietà, la società Urbagestión Desarrollo e Inversión, dopo che una precedente decisione aveva invece accolto le ragioni dell’anziana. La società aveva chiesto un canone di 2.650 euro al mese, rispetto ai circa 500 che Maricarmen pagava da decenni, con una pensione che si aggira intorno ai 1.350 euro. La cifra richiesta rappresentava un aumento di oltre il 275 per cento.

Le offerte rifiutate e la mobilitazione

Prima dell’esecuzione, diverse proposte erano state avanzate per evitare lo sgombero. Il Ministero della Vivienda aveva offerto di acquistare l’immobile attraverso la società pubblica Casa 47, ma la proprietà ha rifiutato. Una scrittrice nota, rimasta anonima, si era offerta di pagare a vita la differenza tra l’affitto che Maricarmen poteva sostenere e la cifra richiesta da Urbagestión: anche questa proposta è stata respinta. La legale della donna, Beatriz Duro, ha chiesto un rinvio di alcune settimane per consentire un’uscita dignitosa, ottenendo un rifiuto.

Nella notte tra il 22 e il 23 settembre, circa 400 persone avevano trascorso ore davanti al palazzo per tentare di impedire lo sfratto; tra loro anche artisti come Ana Belén, Juan Diego Botto e Rozalén. La polizia ha sgomberato l’ingresso con la forza, e alcuni manifestanti sono stati allontanati di peso.

Le reazioni politiche e il quadro nazionale

La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha difeso la regolarità dello sfratto, definendolo «uno dei 25.500 che vengono eseguiti ogni anno in Spagna» e attribuendo la responsabilità dell’accaduto al governo centrale, che avrebbe avuto otto anni per modificare la legge. Il premier Pedro Sánchez, intervenendo da New York a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, aveva parlato di «una tragedia sociale», puntando il dito sulla gestione del Comune e della Comunità autonoma di Madrid.

Il Comitato Onu per i diritti economici, sociali e culturali aveva chiesto a giugno di sospendere il procedimento fino alla garanzia di una soluzione abitativa adeguata, ma la richiesta non ha impedito l’esecuzione. Secondo i dati del Banco de España, tra il 2021 e il 2025 sono state costruite 750.000 abitazioni in meno rispetto alla domanda, mentre i prezzi degli affitti continuano a salire in tutto il Paese.

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