Dallo sfratto di Maricarmen ai due decreti sulla casa: cosa prevede il pacchetto del governo spagnolo
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Redazione Esteri
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Mercoledì 23 settembre, nel quartiere Retiro di Madrid, la polizia ha eseguito lo sfratto di María del Carmen Abascal, per tutti Maricarmen, 87 anni, uscita di casa in barella e poi ricoverata in ospedale per gli effetti dello stress. La donna viveva in quell'appartamento dal 1956, da 71 anni, e il contratto originario era stato firmato dal padre; alla sua morte era passato alla madre e, nel 2005, a lei.
Il contenzioso legale andava avanti da anni, da quando la proprietà dell'immobile era passata prima a Renta Corporación e poi a Urbagestión, che aveva moltiplicato il canone, portandolo da circa 500 euro a 2.650 euro al mese, poi ridotto a 1.650.
L'accampamento a Puerta del Sol
Nei giorni successivi allo sfratto, il movimento degli inquilini ha trasformato la vicenda in una mobilitazione nazionale. A Madrid, nella Puerta del Sol, è nato un accampamento che in pochi giorni ha superato le 300 tende, con centinaia di persone a dormirvi nonostante il freddo e la pioggia. Le manifestazioni hanno portato in strada migliaia di persone, mentre gli attivisti chiedono al governo di intervenire sugli sfratti, sugli affitti brevi e sulle locazioni di stanze e di limitare il peso della speculazione finanziaria sul mercato immobiliare.
Il Sindicato de Inquilinas, promotore delle mobilitazioni, ha chiesto in particolare contratti di affitto a tempo indeterminato e la sospensione degli sfratti senza alternativa abitativa, con il lema "nemmeno una Maricarmen in più". La protesta è proseguita anche dopo l'annuncio dell'accordo, con nuove manifestazioni convocate in tutto il Paese per il fine settimana.
L'accordo per il rientro
Dopo sei giorni di proteste, lunedì 28 settembre, i rappresentanti di Maricarmen e Urbagestión hanno raggiunto un'intesa con la mediazione dell'Empresa Municipal de la Vivienda y Suelo de Madrid, che ha svolto un ruolo di garante. L'accordo prevede un nuovo contratto di affitto di otto anni, con un canone non superiore al 30 per cento dei redditi netti della donna, una cifra vicina ai 500 euro mensili che pagava in precedenza. Maricarmen ha dato il suo via libera il giorno seguente, ma il rientro avverrà solo dopo le dimissioni dall'ospedale Gregorio Marañón, dove è ancora ricoverata.
Il "decreto Maricarmen"
Il Consiglio dei ministri del 29 settembre ha approvato due decreti legge concordati tra Psoe e Sumar, pubblicati poi nel Boletín Oficial del Estado. Il primo testo contiene la sospensione fino al 31 dicembre 2030 degli sfratti di persone vulnerabili senza alternativa abitativa, il divieto per due anni agli acquisti speculativi da parte dei fondi di investimento, la proroga di due anni per i contratti in scadenza entro il 31 dicembre 2028 e la regolamentazione degli affitti stagionali e delle stanze, con l'obbligo di giustificare la temporaneità del contratto.
Il secondo decreto introduce la rinnovazione automatica dei contratti in scadenza fino al 2029, salvo che il proprietario abbia una causa giustificata per non rinnovare, e la congelazione degli aggiornamenti annuali dei canoni. Sul fronte fiscale, l'Iva sugli appartamenti turistici sale al 10 per cento, l'imposta sugli utili non distribuiti delle Socimi passa dal 15 al 25 per cento e sono previste detrazioni per gli inquilini con redditi inferiori ai 23mila euro.
Le divisioni tra governo e movimento
La divisione del pacchetto in due testi separati ha suscitato le critiche del Sindicato de Inquilinas, che avrebbe voluto un decreto unico costruito sulle richieste della piazza. La portavoce madrilena Valeria Racu ha denunciato quella che ha definito una tattica di divide et impera, avvertendo che "se il decreto verrà spezzato in due, sarebbe una vera vergogna". La sua collega Alicia del Río ha spiegato che "spezzare il decreto porta a campagne di partito, e il popolo vuole soluzioni", aggiungendo che le maglie larghe delle leggi sono da sempre il terreno dei rentier e della lobby immobiliare.
Il secondo decreto, quello con le misure più attese come la rinnovazione automatica, è considerato il più a rischio di bocciatura, dal momento che il governo non ha la maggioranza in Parlamento e la convalida dipende anche dal voto dei partiti che sostengono l'esecutivo dall'esterno.
I precedenti e il contesto
Il caso di Maricarmen non è isolato. In Spagna una legge del 1985 stabilisce che gli affitti stipulati prima di quell'anno, i cosiddetti "vecchi affitti", possano essere aumentati solo secondo parametri legati all'inflazione, durino per tutta la vita degli inquilini e possano essere passati ai parenti prossimi. Una seconda legge, quella del 1994, limita però a uno solo il passaggio di intestatario del contratto: il secondo passaggio è possibile solo per due anni, a meno che il subentrante abbia un'invalidità superiore al 65 per cento.
È su questa norma che si è basata la sentenza del Tribunale supremo che a marzo aveva dato ragione a Urbagestión. Negli ultimi anni nelle maggiori città spagnole i prezzi degli affitti sono molto aumentati, alimentati dall'acquisto di immobili da parte di fondi di investimento e società private; secondo un'analisi basata su dati Idealista, in tre anni le inserzioni di affitti permanenti sono calate del 20 per cento, mentre quelle stagionali sono più che raddoppiate. Per il voto di convalida dei due decreti, il Congresso è convocato in seduta straordinaria per venerdì 2 ottobre.
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