Spagna, bocciati i decreti sulla casa: proteste a Madrid

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Congresso spagnolo ha bocciato i due decreti sulla casa approvati dal governo, facendo esplodere la protesta a Madrid dopo giorni di mobilitazione sulla crisi degli alloggi. Il primo provvedimento, che comprendeva protezioni contro gli sfratti e diverse misure sul mercato immobiliare, è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Anche il secondo testo, dedicato alla stabilità dei contratti di affitto, non ha ottenuto la convalida parlamentare. Dopo aver seguito il voto davanti al Congresso, centinaia di manifestanti sono tornati verso Puerta del Sol, dove prosegue l'accampamento nato nei giorni precedenti.

Le misure cancellate dal voto del Congresso

Il primo decreto prevedeva un pacchetto molto più ampio della sola proroga degli affitti. Tra le disposizioni figuravano la sospensione fino alla fine del 2030 di determinati sfratti riguardanti persone vulnerabili senza un'alternativa abitativa, nuove regole per gli affitti temporanei e delle singole stanze e limiti alle acquisizioni immobiliari da parte di società e fondi fino al 31 dicembre 2028. Il testo interveniva anche sulla fiscalità delle società immobiliari, sulle abitazioni lasciate vuote e sulla tutela degli inquilini, mentre per alcuni contratti in scadenza introduceva la possibilità di un prolungamento di due anni alle condizioni previste dalla norma.

Il secondo decreto riguardava invece in modo specifico la continuità dei contratti di locazione dell'abitazione principale. Il provvedimento introduceva una forma di rinnovo automatico e prevedeva, in determinate circostanze, un indennizzo a favore dell'inquilino nel caso in cui il proprietario interrompesse il rapporto. A farlo cadere sono stati i voti contrari di PP, Vox, Junts, PNV, Coalición Canaria e UPN: il risultato è stato di 184 no contro 166 sì. Il testo era stato approvato dal Consiglio dei ministri pochi giorni prima ed era entrato in vigore soltanto nelle ore precedenti alla votazione.

Il caso Maricarmen e l'accampamento a Puerta del Sol

La mobilitazione sulla casa aveva assunto una dimensione nazionale dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, avvenuto il 23 settembre nel quartiere madrileno di Retiro. La donna viveva nello stesso appartamento da oltre settant'anni e la sua storia era diventata il simbolo delle proteste contro l'emergenza abitativa. In seguito è stato raggiunto un accordo con Urbagestión, proprietaria dell'immobile, con la mediazione del Comune di Madrid, che dovrebbe consentirle di rientrare nell'abitazione. La protesta però non si è fermata: dal 26 settembre Puerta del Sol ospita un vasto accampamento, arrivato a superare il migliaio di tende.

La mattina del voto i partecipanti si sono mossi dalla piazza verso il Congresso, protetto da un ampio dispositivo di polizia, per seguire la seduta e chiedere la convalida delle norme. Una parte dei manifestanti considerava comunque insufficienti le misure predisposte dall'esecutivo e chiedeva interventi più incisivi sul costo degli affitti e sulla disponibilità di abitazioni. Dopo la bocciatura, dalla protesta sono arrivati appelli a uno sciopero generale e alla prosecuzione delle mobilitazioni; all'interno dello stesso emiciclo alcuni attivisti presenti nella tribuna degli ospiti hanno lanciato volantini e gridato contro il peso dei fondi immobiliari.

Junts decisiva nella sconfitta parlamentare del governo

Sul piano parlamentare il passaggio più delicato è stato il voto di Junts, che aveva chiesto all'esecutivo di ritirare entrambi i provvedimenti e di riaprire il negoziato su un nuovo testo. Il governo di Pedro Sánchez ha scelto invece di portarli comunque in aula. Nel primo scrutinio hanno votato a favore PSOE, Sumar, ERC, Bildu, PNV, Podemos, BNG, Coalición Canaria e Compromís, mentre PP, Vox, Junts e UPN hanno formato il fronte contrario; la composizione è cambiata sul secondo decreto, con PNV e Coalición Canaria passati tra i no.

Prima del voto la ministra della Vivienda Isabel Rodríguez aveva rivolto un appello soprattutto al gruppo catalano affinché almeno si astenesse, consentendo la convalida del primo pacchetto. La votazione è stata svolta pubblicamente per appello nominale, su richiesta di PSOE e Sumar, con ciascun deputato chiamato a esprimere il proprio voto nell'emiciclo. Dopo l'esito della seduta, la presidente del Congresso Francina Armengol ha formalizzato la mancata convalida del decreto, che ha quindi cessato di avere efficacia dopo poco più di ventiquattro ore dalla sua entrata in vigore.

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