Sánchez difende il decreto casa, ma il Parlamento spagnolo lo boccia: decisivo il no di Junts

Sánchez difende il decreto casa, ma il Parlamento spagnolo lo boccia: decisivo il no di Junts
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Congresso dei deputati spagnolo ha respinto oggi i due decreti legge sulla casa approvati dal governo di Pedro Sánchez per rispondere all'emergenza abitativa che da settimane tiene in tensione il Paese. Il primo provvedimento ha incassato 172 voti favorevoli e 178 contrari; il secondo è caduto con 166 sì contro 184 no.

A determinare l'esito sono stati i voti contrari del Partido Popular, dell'estrema destra di Vox, di UPN e soprattutto dei sette deputati catalani di Junts per Catalunya, la formazione guidata da Carles Puigdemont che aveva annunciato il proprio no poche ore prima del voto.

Il contesto che ha portato ai decreti

I due testi erano stati licenziati dal Consiglio dei ministri il 29 settembre, dopo che la vicenda di Maricarmen Abascal, un'ottantasettenne con disabilità costretta a lasciare su una barella l'appartamento madrileno in cui viveva da settant'anni, aveva scatenato una mobilitazione senza precedenti. La donna era stata sfrattata il 23 settembre dopo una lunga battaglia legale contro il fondo che aveva acquistato l'immobile e aveva portato l'affitto mensile da 500 euro a 2.650, secondo quanto ricostruito dal sindacato degli inquilini di Madrid.

La Corte suprema si era pronunciata a favore della proprietà, aprendo la strada all'allontanamento. Il caso, trasmesso in diretta televisiva, ha trasformato Maricarmen nel volto di una crisi che negli ultimi dieci anni ha visto gli affitti quasi raddoppiare in tutta la Spagna.

Le misure contenute nei due provvedimenti

Il primo decreto, il Real Decreto-ley 26/2026, interveniva su più fronti: sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 31 dicembre 2030, limitazioni agli acquisti speculativi dei cosiddetti fondi avvoltoio fino alla fine del 2028, regole più stringenti sugli affitti turistici e sulle stanze, Iva al 10% per gli alloggi a uso turistico, deduzioni fiscali per gli inquilini e incentivi per i piccoli proprietari.

Il secondo testo, il 27/2026, introduceva il rinnovo automatico dei contratti di locazione residenziale: un proprietario che avesse voluto rescindere il contratto avrebbe dovuto corrispondere all'inquilino un indennizzo pari a dodici mensilità, salvo giusta causa documentata. Entrambi erano stati pubblicati sul Bollettino ufficiale dello Stato e il primo era rimasto in vigore poco più di ventiquattro ore.

La posizione di Junts e le ragioni del no

Junts per Catalunya aveva chiesto al governo di ritirare i due testi e di prepararne uno nuovo, sostenendo che le misure non avrebbero protetto adeguatamente gli inquilini vulnerabili e avrebbero scoraggiato i proprietari dall'affittare, riducendo l'offerta e facendo salire ulteriormente i prezzi. La formazione indipendentista, che aveva già rotto i ponti con l'esecutivo socialista passando all'opposizione, ha presentato un proprio provvedimento alternativo con un elenco di misure. Il Psoe ha rifiutato di ritirare i decreti, assumendosi il rischio della bocciatura.

Prima del voto, Sánchez è intervenuto a sorpresa in aula esortando i deputati a "fare la cosa giusta" e avvertendo che, in caso di decadenza, "il danno sarebbe immenso" e la responsabilità non sarebbe ricaduta sulle banche ma su chi avesse votato no.

Le proteste davanti al Congresso

Mentre il dibattito andava avanti per oltre quattro ore, centinaia di manifestanti si sono radunati davanti al Congresso dei deputati gridando "vergogna" e "sciopero generale". "I loro profitti, la nostra miseria", hanno scandito, affermando che "la lotta è l'unica via". La protesta si aggiunge a settimane di mobilitazioni e accampamenti che hanno interessato Madrid e altre città spagnole.

Il presidio permanente alla Puerta del Sol, iniziato sabato scorso con tende montate nel centro della piazza, prosegue da giorni e il sindacato degli inquilini ha chiesto la convocazione di uno sciopero generale per la crisi abitativa. Secondo il Ministero dei Diritti Sociali e del Consumo, la caduta dei due decreti costerebbe agli inquilini spagnoli 626 milioni di euro, con 8,4 milioni di persone esposte a aumenti dei canoni.

Le conseguenze parlamentari

La doppia bocciatura mette in evidenza la fragilità della maggioranza su cui il governo Sánchez ha costruito la legislatura: senza i voti di Junts, l'esecutivo non riesce a portare avanti una parte rilevante della propria agenda. La presidente della Camera, Francina Armengol, ha dichiarato decaduto il decreto-legge. Partido Popular e Vox hanno accolto con favore l'esito delle votazioni, applaudendo in aula.

Il dibattito pubblico si sposta ora sulla possibile convocazione di elezioni anticipate, con il premier che avrebbe allo studio l'ipotesi del 29 novembre, approfittando dello spostamento del confronto politico sulla questione abitativa.

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