Spagna, la crisi abitativa travolge Sánchez: elezioni anticipate il 29 novembre

Spagna, la crisi abitativa travolge Sánchez: elezioni anticipate il 29 novembre
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Pedro Sánchez ha deciso di anticipare il verdetto delle urne. Il premier spagnolo ha annunciato lo scioglimento delle Camere e la convocazione delle elezioni generali per il prossimo 29 novembre, ponendo fine a una legislatura che sarebbe scaduta naturalmente nell'estate del 2027. La decisione è maturata all'indomani della bocciatura, da parte del Congresso dei Deputati, di due decreti legge sulla casa che l'esecutivo considerava imprescindibili per fronteggiare l'emergenza abitativa.

Un "no" arrivato non solo dalle opposizioni di centrodestra, ma anche dai catalani di Junts per Catalunya, il partito di Carles Puigdemont, storicamente alleato esterno dei socialisti.

La bocciatura che ha fatto cadere il governo

I due provvedimenti respinti venerdì scorso prevedevano una serie di misure per arginare il caro affitti e proteggere gli inquilini più fragili. Tra i punti principali, l'estensione fino al 2030 della sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili, il rinnovo automatico dei contratti di locazione in scadenza e un giro di vite sugli affitti brevi e sulle compravendite speculative.

Il testo era già passato una prima volta in Consiglio dei ministri a fine settembre, ma la maggioranza che sostiene l'esecutivo – priva di numeri autonomi dal 2023 – non è riuscita a trovare i voti necessari per la convalida parlamentare.

A far deflagrare la situazione, nelle settimane precedenti, era stato lo sfratto di Maricarmen Abascal, un'ottantasettenne di Madrid costretta a lasciare l'appartamento in cui viveva da decenni dopo che il suo affitto era triplicato per effetto dell'acquisto dell'immobile da parte di un fondo d'investimento. L'episodio ha trasformato la questione abitativa nel tema più caldo del dibattito pubblico spagnolo, dando nuova linfa a una mobilitazione che non si era mai spenta.

Nelle piazze di cinquanta città, da Madrid a Barcellona, i manifestanti hanno chiesto a gran voce uno sciopero generale e misure strutturali contro la speculazione immobiliare.

Le nuove misure approvate prima dello scioglimento

Nonostante la dissoluzione delle Cortes, il governo non ha rinunciato a rimettere mano al pacchetto. Martedì scorso, in un Consiglio dei ministri straordinario, l'esecutivo ha riapprovato i due decreti con alcune modifiche e una dotazione economica più consistente.

La misura di punta è il programma "Tu Casa", una linea di credito da diecimila milioni di euro gestita dall'Istituto del Credito Ufficiale per finanziare fino a cinquantamila euro a tasso zero l'acquisto della prima abitazione, pensata per chi ha un reddito stabile ma non dispone del risparmio necessario per l'anticipo sul mutuo.

Il pacchetto include anche quattrocento milioni per sostenere i fornitori di edilizia sociale e un fondo per l'acquisto di immobili da destinare al patrimonio pubblico. La convalida definitiva, tuttavia, spetterà ora alla Deputazione Permanente del Congresso, l'organo che resta in carica dopo lo scioglimento delle Camere. Su uno dei due decreti, quello relativo al rinnovo automatico degli affitti, il governo non dispone al momento dei voti necessari, come ha ammesso lo stesso Sánchez.

La partita elettorale e il ritorno di Puigdemont

Sul piano politico, la mossa del premier punta a spostare il confronto sul terreno a lui più favorevole, quello della giustizia sociale e delle disuguaglianze, dopo mesi segnati da inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti vicini al Partito Socialista e dalla crisi migratoria nell'enclave di Ceuta. Le rilevazioni demoscopiche, tuttavia, non sorridono ai socialisti: il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo è accreditato intorno al 32% dei consensi, mentre il PSOE si attesta su valori inferiori di cinque o sei punti.

Il partito di estrema destra Vox, con cui il PP potrebbe essere costretto ad allearsi per governare, oscilla intorno al 18%.

A complicare il quadro elettorale contribuisce una coincidenza giudiziaria di rilievo. Nelle stesse ore in cui Sánchez annunciava il voto anticipato, il Tribunale Supremo spagnolo ha revocato il mandato di arresto che pendeva su Carles Puigdemont per il reato di malversazione, aprendo di fatto la strada al ritorno in Spagna del leader indipendentista catalano dopo quasi nove anni di esilio in Belgio.

La decisione è arrivata dopo che la Corte Costituzionale ha validato l'applicazione della legge di amnistia approvata due anni fa proprio in cambio del sostegno parlamentare di Junts all'investitura di Sánchez.

Il premier ha commentato la notizia definendola un contributo alla convivenza catalana, ma ha anche precisato che, in questa fase elettorale, non prevede incontri con leader politici al di fuori dell'esercizio delle proprie responsabilità istituzionali. Il paradosso politico resta evidente: il partito che aveva garantito la sopravvivenza dell'esecutivo è stato anche quello che, con il suo voto contrario ai decreti sulla casa, ne ha provocato la fine anticipata.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.