Sánchez attacca la proprietà e Schlein lo difende: il caso Spagna infiamma il dibattito politico italiano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi abitativa spagnola, esplosa dopo lo sfratto dell'87enne Maricarmen Abascal e la bocciatura dei decreti sulla casa al Congresso dei Deputati, è diventata un caso politico anche in Italia. Da una parte c'è chi, come il leader del Partito Democratico Elly Schlein, difende l'approccio del premier spagnolo Pedro Sánchez, dall'altra chi, come esponenti del centrodestra, attacca quello che viene definito un attacco alla proprietà privata.

Il dibattito si è acceso dopo che il Consiglio dei Ministri spagnolo, con il Parlamento ormai sciolto, si è rivolto alla Deputazione Permanente della Camera Bassa per convalidare i decreti che limitano la capacità di disposizione dell'immobile da parte del proprietario, prorogando obbligatoriamente i contratti di affitto in scadenza e prolungando l'occupazione con il rinnovo del divieto di sfratto per le persone e le famiglie in situazione di vulnerabilità economica o sociale senza alternativa abitativa.

Il caso spagnolo e le misure contestate

La vicenda spagnola ha origine da una serie di fattori che si sono intrecciati nel corso dell'ultimo anno. La Spagna ha visto un aumento vertiginoso dei prezzi degli affitti, quasi raddoppiati in dieci anni, mentre gli stipendi sono cresciuti a un ritmo molto inferiore. Nelle grandi città come Madrid e Barcellona, un appartamento di 80 metri quadrati può arrivare a costare 1.600 euro al mese, una cifra insostenibile per chi guadagna uno stipendio medio netto di circa 1.700 euro, con una mediana salariale ancora più bassa.

A ciò si aggiunge una carenza cronica di edilizia pubblica: meno del 2% del patrimonio abitativo spagnolo è di proprietà pubblica, contro una media europea dell'8%.

Lo sfratto che ha acceso le proteste

Il detonatore è stato lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni con una disabilità riconosciuta del 50%, che il 23 settembre è stata allontanata dall'abitazione del quartiere Retiro di Madrid dove viveva da 71 anni. Il fondo di investimento Urbagestión, che aveva acquisito la proprietà nel 2018, aveva aumentato il suo canone di affitto del 250%. Le immagini della donna trasportata in barella fuori casa hanno provocato una reazione emotiva fortissima nel Paese, portando migliaia di persone a manifestare in tutta la Spagna.

Il 28 settembre, cinque giorni dopo lo sgombero, è stato raggiunto un accordo tra la società e la famiglia dell'anziana per consentirle di tornare a vivere nello stesso alloggio pagando un affitto sostenibile. Abascal è deceduta mercoledì scorso.

La bocciatura in Parlamento e la risposta del governo

Venerdì scorso il Congresso dei Deputati ha respinto i due decreti legge sulla casa proposti dall'esecutivo di Sánchez, con il voto contrario di Junts, la formazione catalanista di Carles Puigdemont, che si è unita al Partito Popolare e a Vox nel bocciare i provvedimenti. La bocciatura ha spinto Sánchez ad annunciare elezioni anticipate per il 29 novembre, un anno e mezzo prima della scadenza naturale della legislatura.

Ma il governo non ha rinunciato alle misure: dopo lo scioglimento delle Cortes, l'esecutivo si è rivolto alla Deputazione Permanente, un organo ristretto di 69 parlamentari che resta in carica durante la campagna elettorale, dove il voto di Junts non sarebbe necessario per ratificare l'iniziativa.

I decreti, ribattezzati "decreti Maricarmen" in onore della donna scomparsa, prevedono la sospensione fino al 2030 degli sfratti per le persone vulnerabili, il rinnovo automatico dei contratti di affitto e limitazioni all'acquisto di immobili da parte dei fondi di investimento.

Le reazioni nel dibattito politico italiano

In Italia, la vicenda spagnola è diventata terreno di scontro politico. Elly Schlein ha difeso l'operato di Sánchez, sottolineando la necessità di interventi incisivi per contrastare il caro-affitti e la speculazione immobiliare. Dall'altra parte, esponenti del centrodestra hanno accusato il premier spagnolo di voler comprimere il diritto di proprietà, alimentando un dibattito che si intreccia con il Piano Casa annunciato dal governo Meloni, ancora in gran parte fermo sul piano attuativo.

Le Regioni italiane, dal canto loro, hanno espresso parere negativo sul decreto legge sul Piano Casa, contestando risorse giudicate insufficienti e l'assenza di stanziamenti per il contributo affitti e per il fondo destinato alla morosità incolpevole.

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