Il Congresso spagnolo boccia il decreto casa, scontri e ipotesi voto anticipato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Congresso dei deputati spagnolo ha affossato il primo dei due decreti sull'emergenza abitativa varati dal governo di Pedro Sánchez. Il testo, che conteneva misure contro gli sfratti e una proroga straordinaria dei contratti di locazione in scadenza, ha incassato 172 voti a favore e 178 contrari, con il no determinante dei sette deputati catalani di Junts per Catalunya, la formazione guidata da Carles Puigdemont, che si sono uniti alle destre del Partito Popolare e di Vox.

La bocciatura arriva dopo appena un giorno di vigenza effettiva del provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e operativo dalla mezzanotte di giovedì.

Le ragioni del no di Junts

La decisione dei catalani è maturata nella serata di giovedì, al termine di una riunione telematica dell'esecutiva convocata da Puigdemont e dal segretario generale Jordi Turull. In un comunicato diffuso al termine del vertice, Junts ha motivato il proprio rifiuto sostenendo che «molte delle misure incluse provocheranno l'effetto contrario di quello che intendono» e che la norma finirà per «ridurre l'offerta di alloggi in affitto, aumentare i prezzi e rendere ancora più difficile l'accesso alla casa per le persone con minore capacità economica».

Secondo la formazione indipendentista, il testo non fermerebbe davvero i fondi speculativi e non garantirebbe il pagamento degli affitti da parte dell'amministrazione per gli inquilini vulnerabili.

Il caso Maricarmen e le proteste in piazza

I decreti erano stati licenziati dal Consiglio dei ministri sulla scia del cosiddetto caso Maricarmen, l'87enne sfrattata da un appartamento nel quartiere madrileno del Retiro dove viveva da oltre settant'anni, dopo che una società immobiliare aveva rilevato lo stabile e chiesto un canone quasi triplo rispetto a quello che la donna pagava. La vicenda, che ha riacceso le tende degli indignados a Puerta del Sol, ha trasformato la crisi abitativa nel principale terreno di scontro politico del Paese.

Immediatamente dopo la votazione, fuori dal Parlamento, lungo la Carrera de San Geronimo, dove da ore manifestavano gli attivisti dei sindacati degli inquilini, si sono levate le urla di protesta: «I vostri profitti, la nostra miseria» e «Subito sciopero generale».

Il secondo decreto e lo spettro delle urne

La bocciatura del primo decreto non è un caso isolato. Nella stessa seduta è caduto anche il secondo testo, quello sulla proroga automatica dei contratti di locazione, che ha incassato 166 sì e 184 no grazie all'aggiunta dei voti contrari del Partito Nazionalista Basco e di Coalizione Canaria. A nulla sono valsi gli appelli della ministra della Casa, Isabel Rodríguez, che aveva invitato Junts a ripensarci, né l'avvertimento lanciato da Sánchez durante il dibattito: «La storia vi giudicherà prima di quanto crediate e con più forza di quanto immaginate».

Con entrambi i decreti affossati, si fa strada l'ipotesi di elezioni anticipate. Secondo fonti vicine al premier, la decisione dipenderà dalla reazione dell'opinione pubblica e una data possibile sarebbe il 29 novembre, se il decreto di scioglimento delle Camere venisse firmato nei primissimi giorni della prossima settimana.

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