Iraq e Congo completano il quadro dei mondiali, 48 squadre ai nastri di partenza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’ultimo atto del lunghissimo viaggio di qualificazione alla Coppa del Mondo 2026 si è consumato a Monterrey, in Messico, con una partita dal sapore storico. L’Iraq ha battuto la Bolivia 2-1 nello spareggio intercontinentale, conquistando il 48° e ultimo biglietto per la rassegna che, dall’11 giugno al 19 luglio, si terrà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Il gol decisivo, arrivato al 53’ con Ayman Hussein, ha fissato il risultato dopo che Al Hamadi aveva portato in vantaggio i Leoni della Mesopotamia, momentaneamente raggiunti dal pari sudamericano. Per la nazionale irachena si tratta di un ritorno tanto atteso: l’ultima partecipazione risaliva al 1986, quarant’anni fa, e il traguardo acquisisce un significato particolare sullo sfondo del contesto internazionale segnato dalla guerra in Medio Oriente.

Il ritorno del Congo dopo mezzo secolo

Poco prima, l’altra faccia della medaglia africana era stata scritta a Goma, dove la festa per la qualificazione della Repubblica Democratica del Congo ha riempito le strade. La selezione congolese ha superato la Giamaica per 1-0 al termine dei tempi supplementari, strappando un pass per la fase finale che mancava da più di cinquant’anni. Il Paese non aveva mai preso parte a un mondiale con questa denominazione; l’unica esperienza risale al 1974, quando si presentò sul palcoscenico iridato con il nome di Zaire. Un’attesa lunga due generazioni, interrotta da una vittoria sofferta che proietta i Leopardi in un girone – quello I – dove troveranno avversari del calibro di Francia, Senegal e Norvegia.

Un quadro completo di 48 squadre

Con l’ingresso di Iraq e Congo si chiude il cerchio delle 48 nazionali che prenderanno parte al mondiale extra large, il primo a ospitare un numero così elevato di partecipanti. La macchina organizzativa, già in moto sui tre paesi nordamericani, si prepara ad accogliere una competizione che promette di allungare i tempi e le distanze rispetto alle edizioni tradizionali. L’Iraq, allenato dall’australiano Graham Arnold, ha costruito la propria qualificazione grazie a un percorso fatto di resilienza, sfruttando al meglio il fattore campo nel torneo intercontinentale dove ha incontrato la Bolivia, eliminata all’ultimo respiro. Dall’altra parte, la Repubblica Democratica del Congo ha dovuto attendere i supplementari per avere ragione di una Giamaica ostica, dimostrando una tenuta fisica e mentale che sarà preziosa nella fase finale.

Le storie inattese di un mondiale allargato

La lista definitiva delle partecipanti restituisce l’immagine di un mondiale che, nel suo format allargato, ha lasciato spazio a due storie difficili da pronosticare alla vigilia del ciclo di qualificazioni. Per l’Iraq, la partecipazione rappresenta una riconnessione con il proprio passato calcistico dopo un lungo digiuno durato quattro decenni, segnato anche dalle difficoltà politiche e logistiche che hanno condizionato il movimento sportivo nel paese. Per la Repubblica Democratica del Congo, invece, il ritorno è ancora più profondo: legato a una memoria storica che affonda le radici nell’epoca dello Zaire, quando il paese giocò la sua unica altra fase finale. Entrambe le nazionali si sono guadagnate il diritto a misurarsi con le grandi del calcio mondiale, arricchendo un tabellone che da giugno vedrà scendere in campo 48 squadre divise in 12 gironi.

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