Addio a Gian Mario Rossignolo, manager di lungo corso dell'industria italiana

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è spento all'età di novantacinque anni Gian Mario Rossignolo, una delle figure più rappresentative della managerialità italiana del secondo dopoguerra, la cui biografia professionale, lunga oltre mezzo secolo, si è intrecciata con le sorti di alcuni dei più importanti gruppi industriali nazionali. Nato nel 1930 a Vignale Monferrato, in Piemonte, e laureatosi in Economia e Commercio all'Università di Torino, Rossignolo incarnava, con il suo stile concreto e risoluto, l'approccio tipico della dirigenza piemontese, formatasi a diretto contatto con i reparti produttivi e la complessità della fabbrica.

L'esordio nella galassia Fiat

Il suo percorso, che lo avrebbe portato a ricoprire incarichi di vertice in settori diversificati, dall'automotive alle telecomunicazioni, prese avvio alla fine degli anni Cinquanta all'interno della Fiat, dove ebbe modo di affiancare, come collaboratore, Umberto Agnelli. Questa esperienza, che gli permise di assimilare i principi di un capitalismo familiare allora in piena espansione, funse da trampolino di lancio verso responsabilità sempre maggiori, culminate, nel 1977, con la nomina ad amministratore delegato della Lancia e, due anni più tardi, con la presidenza della Riv-Skf.

La svolta con la Zanussi ed Electrolux

Tuttavia, è forse al comparto degli elettrodomestici, e in particolare alla guida della Zanussi – poi divenuta Electrolux a partire dal 14 dicembre 1984 – che il suo nome rimane indissolubilmente legato. Rossignolo, del quale si ricorda la lungimiranza, seppe gestire con abilità la delicata transizione verso il controllo della multinazionale svedese, riuscendo non solo a preservare l'identità e le competenze del territorio friulano, ma anche a costruire un team manageriale di prim'ordine, espressione di quel made in Italy che riuscì a portare il gruppo a contendere il podio per la leadership mondiale del settore. Sotto la sua presidenza, che si protrasse fino a oltre la metà degli anni Novanta, per Pordenone si scrisse una pagina di crescita e di nuove relazioni industriali, dimostrando come fosse possibile coniugare l'appartenenza a un grande conglomerato internazionale con lo sviluppo delle specificità locali.

Oltre l'industria manifatturiera

La sua carriera, che attraversò quarant'anni di profonde trasformazioni economiche e sociali del Paese, non si limitò al settore manifatturiero, spingendosi fino alle allora nascenti telecomunicazioni, dove ricoprì il ruolo di capo di Telecom, aggiungendo così un ulteriore tassello a un profilo di manager capace di muoversi con disinvoltura in ambiti tecnologici molto diversi tra loro, sempre mantenendo uno sguardo rivolto all'operatività e ai risultati.

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