Il Regno Unito alza la guardia: più armi nucleari, droni e laser per fronteggiare le minacce globali
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Redazione Esteri
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Il governo britannico, guidato da Keir Starmer, ha svelato un ambizioso piano di difesa che prevede un aumento senza precedenti della spesa militare, portandola dal 2,5% al 3% del Pil entro l’inizio della nuova legislatura. La Strategic Defence Review, un documento di quasi 150 pagine, delinea una strategia che punta a potenziare sia l’arsenale nucleare sia le tecnologie avanzate, dai droni ai laser, in risposta a quelle che Londra definisce «minacce senza precedenti dai tempi della Guerra Fredda». Tra queste, l’aggressività russa, la competizione con la Cina, le tensioni con Iran e Corea del Nord, e la guerra in Ucraina, dove il Regno Unito ha già promesso l’invio di centomila droni.
«La pace l’ha violata Putin, ora è inevitabile riarmarsi», ha dichiarato Starmer, giustificando una scelta che segna una netta discontinuità con le politiche dei precedenti esecutivi. Il cuore del piano è l’acquisizione di dodici sottomarini nucleari d’attacco, sviluppati in collaborazione con Stati Uniti e Australia, e l’ammodernamento delle forze armate attraverso investimenti massicci nell’intelligenza artificiale, nella cybersecurity e nella produzione industriale di munizioni. Non solo: verranno schierati sistemi d’arma laser, come il DragonFire, che entro il 2027 equipaggerà i cacciatorpediniere Type 45 della Royal Navy, con l’obiettivo di estenderne l’uso anche all’esercito per la protezione di infrastrutture critiche.
La cifra complessiva destinata alla difesa supera i 5 miliardi di sterline, di cui 4 miliardi saranno impiegati per sistemi autonomi, come i droni, e un miliardo per lo sviluppo del laser ad alta energia. Una scelta dettata, secondo il Ministero della Difesa, dalle lezioni apprese nei teatri di guerra in Ucraina e Medio Oriente, dove la tecnologia ha dimostrato di essere un moltiplicatore di forza decisivo.
La Strategic Defence Review non si limita però al solo potenziamento tecnologico. Il documento sottolinea la necessità di mantenere una presenza militare attiva oltre i confini nazionali, garantendo al tempo stesso la sicurezza interna contro attacchi informatici e possibili minacce nucleari. Un approccio che, se da un lato riflette la volontà di Londra di rimanere un attore globale, dall’altro solleva interrogativi sui costi e sulle priorità di un paese alle prese con una crisi economica e sociale che non accenna a placarsi.




