Borsa, seduta in rosso per Piazza Affari: banche e Leonardo sotto pressione, tiene Eni
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Redazione Economia
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La giornata di contrattazioni a Piazza Affari si apre all'insegna del ribasso, con il Ftse Mib che segna un decremento dello 0,69% attestandosi a 51.816 punti intorno alle ore 11.30, dopo aver toccato un minimo di 51.793 e un massimo di 52.068 punti.
Questo andamento negativo, che coinvolge anche gli altri principali listini del Vecchio Continente, riflette una cautela diffusa tra gli investitori, i quali si trovano a fare i conti con un contesto macroeconomico e geopolitico tutt'altro che sereno; a pesare sul sentiment sono principalmente l'impennata del costo delle materie prime energetiche e le crescenti tensioni in Medio Oriente.
Il peso del greggio e delle tensioni geopolitiche
Il prezzo del petrolio, che nelle ultime ore si è riavvicinato alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, rappresenta uno dei principali fattori di pressione sui mercati azionari. Questa impennata è la diretta conseguenza degli ultimi attacchi condotti dagli Stati Uniti contro le petroliere di bandiera iraniana, un'azione che ha innescato una nuova ondata di nervosismo in un'area già resa incandescente dalle ostilità tra i due Paesi.
Il timore di un'ulteriore interruzione dei flussi energetici provenienti dal Golfo Persico spinge al rialzo i prezzi del greggio e, di conseguenza, alimenta le preoccupazioni per un'accelerazione dell'inflazione, elemento che condiziona le attese sulle future mosse di politica monetaria delle banche centrali.
Il settore bancario e Leonardo in difficoltà
Tra i titoli che hanno subito le perdite più consistenti nel corso della mattinata spiccano quelli del comparto creditizio, tradizionalmente sensibili alle variazioni dei tassi d'interesse e al clima di incertezza generale. La flessione è generalizzata e coinvolge i principali istituti italiani, contribuendo in maniera determinante al segno meno dell'indice guida.
Sulla stessa lunghezza d'onda si muove anche Leonardo, il colosso della difesa e dell'aerospazio, che registra un ribasso dell'1% allineandosi alla tendenza negativa del mercato; le vendite hanno interessato anche il titolo Telecom Italia Tim, che ha visto una contrazione dell'1% nelle prime ore di scambio, in un quadro di debolezza diffusa che ha coinvolto buona parte dei listini europei, con Francoforte in calo dello 0,47%, Parigi dello 0,61% e Amsterdam dello 0,24%.
Il recupero di Eni e il rally di Ferrari
In netta controtendenza rispetto al resto del listino si muove invece il gigante petrolifero Eni, che beneficia direttamente dell'aumento del prezzo del greggio e mette a segno un rialzo di circa l'1%, confermandosi come uno dei pochi titoli in territorio positivo. A brillare, tra i vari settori, è però il marchio del cavallino rampante: Ferrari segna un notevole incremento dell'1,7%, sostenuta da un sentiment positivo che negli ultimi tempi ha accompagnato il titolo.
Performance positive sono arrivate anche da Inwit e Stellantis, che hanno contribuito a limitare i danni di un'indice che, pur chiudendo in calo, ha visto lo spread tra Btp e Bund attestarsi su valori sostanzialmente invariati, restando fermo a 82 punti base, un dato che suggerisce una percezione del rischio paese ancora sotto controllo nonostante le turbolenze internazionali.
Le variabili internazionali e le attese sulla Bce
Lo scenario internazionale resta pertanto dominato dall'escalation verbale e militare tra Stati Uniti e Iran, con gli operatori che monitorano con attenzione l'evolversi della situazione. A questo si aggiungono le tensioni legate alla politica estera israeliana, con le recenti sanzioni adottate da alcuni Paesi nei confronti dei coloni e le polemiche che avvolgono la figura del premier Benjamin Netanyahu, il quale sarebbe stato messo al corrente, secondo alcune indiscrezioni di stampa, dell'attacco del 7 ottobre 2023.
Sul fronte delle politiche monetarie, invece, l'attenzione è tutta rivolta alle prossime decisioni della Banca Centrale Europea, attesa al varco con le sue valutazioni sul costo del denaro in un contesto di inflazione ancora persistente e di crescita economica che mostra segnali di rallentamento; una eventuale stretta monetaria, o anche solo un linguaggio particolarmente restrittivo, potrebbe aggiungere ulteriore pressione su un mercato azionario già provato dalle incertezze del momento.
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