Andy Diaz trionfa a Bruxelles e sogna il record del mondo: “Battere Pichardo è stato bellissimo”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La finale della Diamond League allo Stadio Re Baldovino di Bruxelles ha regalato un’altra pagina memorabile per l’atletica italiana, con Andy Diaz che si è confermato il re del salto triplo a livello mondiale. L’azzurro, classe 1995 e campione europeo in carica, ha infatti conquistato il suo quarto titolo nel massimo circuito itinerante, il secondo consecutivo, firmando una prestazione da vero dominatore sin dal primo tentativo. Un balzo da 17.74 metri, misura che rappresenta il nuovo record del meeting e che ha immediatamente messo in cassaforte la vittoria, ha letteralmente tramortito la concorrenza, a cominciare dal grande rivale portoghese Pedro Pichardo, costretto ad arrendersi con un salto di 17.51 metri che valeva la seconda piazza.

Una gara senza storia dopo il primo balzo

La strategia di Diaz, come spesso accade nei suoi exploit migliori, è stata quella di colpire subito e con grande determinazione, lasciando agli avversari il compito di inseguire una misura che si è rivelata proibitiva. Dopo l’atterraggio da 17.74 in apertura, il triplista italiano ha gestito il resto della competizione con la sicurezza di chi sa di aver fatto il colpo grosso, aggiungendo al proprio ruolino di marcia altri due salti validi, rispettivamente di 17.04 e 17.33 metri, che hanno ulteriormente certificato la sua superiorità tecnica e fisica.

Nonostante i tentativi degli altri finalisti, nessuno è riuscito a impensierire la leadership dell’azzurro, che ha potuto così godersi gli ultimi salti senza patemi d’animo, forte di un vantaggio che si è mantenuto costantemente oltre il mezzo metro.

Il secondo diamante consecutivo e l’obiettivo record

Al termine di una stagione che lo ha già visto trionfare ai Mondiali indoor e agli Europei, questa vittoria a Bruxelles rappresenta l’ennesima conferma del valore assoluto di Andy Diaz, che ha ormai assunto i panni di favorito fisso in ogni competizione importante. Oltre al prestigioso trofeo a forma di diamante, il successo in finale garantisce al vincitore un assegno da 30.000 dollari, cifra che per le discipline cosiddette “plus” può addirittura raddoppiare, ma per l’atleta cubano-italiano l’aspetto economico passa decisamente in secondo piano rispetto alla voglia di scrivere la storia.

Intervistato al termine della gara, Diaz non ha nascosto l’emozione per il successo su Pichardo, uno degli atleti più vincenti della specialità, e ha ribadito con chiarezza quale sia il suo unico, grande obiettivo per il futuro: il record del mondo, una sfida che lo motiva più di qualsiasi altro traguardo.

La serata di Bruxelles e gli altri italiani

La due giorni di gare allo Stadio Re Baldovino, che ha ospitato la seconda e ultima parte delle Finali della Diamond League, ha offerto spunti interessanti anche per gli altri atleti italiani in gara, sebbene nessuno sia riuscito a eguagliare l’exploit di Diaz. Larissa Iapichino ha sfiorato il successo nel salto in lungo con una misura di 6.86 metri, che le è valsa un ottimo secondo posto e la conferma di essere ormai una presenza fissa ai piani alti delle competizioni internazionali, mentre nel getto del peso Leonardo Fabbri ha chiuso al quarto posto con la misura di 22.03 metri, in una gara dominata dal giamaicano Rajindra Campbell. Proprio Campbell ha fatto parlare di sé con una spallata da 23.08 metri, che rappresenta una delle migliori prestazioni mondiali stagionali e che ha acceso i riflettori su un’annata di altissimo livello per i lanciatori.

Prestazioni stellari e duelli avvincenti

La serata belga ha riservato emozioni anche in altre specialità, come il duello sugli 800 metri tra la svizzera Audrey Werro e l’olandese Femke Bol, due atlete che hanno dato vita a un testa a testa serrato e avvincente, dimostrando ancora una volta la qualità del mezzofondo femminile europeo.

Sul fronte maschile, il velocista statunitense Kenny Bednarek ha confermato i progressi mostrati nell’ultimo periodo con una vittoria di spessore, mentre la manifestazione nel suo complesso ha confermato il livello altissimo del circuito Diamond League, ormai diventato un punto di riferimento imprescindibile per gli atleti che vogliono misurarsi con i migliori al mondo al di fuori delle grandi rassegne iridate e olimpiche.

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