Strage di Viareggio, confermata la condanna a 5 anni per l’ex manager Moretti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
I giudici della Corte d’Appello di Firenze hanno confermato la condanna a cinque anni di reclusione per Mauro Moretti, già amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, nel processo d’appello bis relativo alla strage di Viareggio, dove il 29 giugno 2009 un treno merci deragliò causando l’esplosione di un carro cisterna carico di GPL e la morte di 32 persone. La sentenza, emessa dopo oltre due ore di camera di consiglio, ha mantenuto anche le pene per gli altri undici imputati, tutti dirigenti e tecnici coinvolti nella gestione della sicurezza ferroviaria.
Mentre Moretti lasciava l’aula, alcuni familiari delle vittime lo hanno apostrofato con parole durissime: "Hai bruciato vive 32 persone", gridandogli addosso tutta la rabbia accumulata in quindici anni di battaglie giudiziarie. La Cassazione, che nel 2022 aveva annullato parzialmente le condense precedenti ordinando una nuova valutazione sulla quantificazione delle pene, aveva però già stabilito le responsabilità penali, chiudendo ogni margine di dubbio sull’obbligo di risarcimento civile.
Le attenuanti generiche, riconosciute in misura minima, non hanno modificato il quadro complessivo delle condanne, che restano sostanzialmente invariate rispetto al precedente grado di giudizio. Tra gli imputati figurano ex dirigenti di RFI e di Trenitalia, oltre a tecnici accusati di negligenza nella manutenzione dei vagoni, la cui usura – come emerso nelle indagini – fu tra le concause del disastro.
Quella notte del 2009, il deragliamento del convoglio in transito alla stazione di Viareggio scatenò un incendio che travolse case e auto parcheggiate nei pressi dei binari, mentre il GPL fuoriuscito alimentava un’onda di fuoco che lasciò pochissimi superstiti. Le successive inchieste tecniche accertarono il cedimento di un asse del carro, mai sostituito nonostante i ripetuti segnali di degrado.




