Parigi, Marsiglia e Lione restano alla gauche, Philippe vince a Le Havre
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Redazione Esteri
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Se c’è una certezza che emerge dallo spoglio del secondo turno delle elezioni comunali francesi – e che ribalta parzialmente le attese generate dal primo, quando il Rassemblement National sembrava in procinto di sfondare il muro delle grandi città – è che la sinistra, pur nelle sue articolazioni spesso litigiose, conserva il controllo delle metropoli più simbolicamente rilevanti. A Parigi, dove il duello era diventato un test nazionale sulla capacità della gauche di sopravvivere alla lunga era Hidalgo, l’erede designato Emmanuel Grégoire ha archiviato la sfida con Rachida Dati con un margine che non lascia spazio a recriminazioni: stando ai risultati definitivi, ha ottenuto poco più del 53%, mentre l’esponente dei Républicains, pur avendo stretto un’alleanza di secondo turno con i macroniani, si è fermata al 38%. Una vittoria netta, insomma, che consolida il feudo socialista nella capitale – un controllo che dura ormai da un quarto di secolo – senza che l’apporto di La France Insoumise, la cui candidata Sophia Chikirou si è attestata su percentuali residue intorno al 9%, sia stato decisivo.
Marsiglia e Lione, la sinistra resiste al balzo del Rn
Più a sud, nella città più turbolenta e frammentata del paese, la tenuta della sinistra assume i contorni di una vittoria di coalizione costruita in extremis. Il sindaco uscente Benoît Payan, espressione di un’alleanza che ha tenuto fuori la France Insoumise per poi ricomprenderla nella logica del cosiddetto "fronte repubblicano", ha distanziato il candidato del Rassemblement National Franck Allisio con un risultato intorno al 54,6% contro il 39,1%. Un divario che, se letto in controluce rispetto al testa a testa del primo turno – quando i due erano virtualmente appaiati – rivela l’efficacia del meccanismo di desistenza reciproca messo in campo dalle varie anime della gauche per arginare l’avanzata lepenista. A Lione, dove il rischio di un ribaltone era stato scongiurato solo dopo complesse tratture, il verde Grégory Doucet si è riconfermato sindaco con una forbice analoga (53,1%), superando lo sfidante di centro-destra Jean-Michel Aulas. Anche in questo caso, come a Marsiglia, il risultato finale racconta meno di un plebiscito programmatico e più di un’operazione di schieramento difensivo, resa possibile dal ritiro del candidato di LFI che aveva ottenuto un discreto risultato al primo turno.
Le Havre, Philippe vince e guarda all’Eliseo
Nel quadro delle grandi città, fa eccezione la dinamica osservata a Le Havre, dove il centro-destra esce rafforzato dalla personalizzazione della competizione. Édouard Philippe, ex primo ministro e fondatore del partito Horizons, ha ottenuto una vittoria che vale più del seggio municipale: con oltre il 47% dei voti – e in un contesto che lo vedeva partire favorito – ha respinto l’assalto della sinistra unita, rappresentata dal candidato comunista Jean-Paul Lecoq, e ha consolidato la sua base territoriale in quella che lui stesso considera la sua roccaforte. Il fatto che avesse subordinato le sue ambizioni presidenziali a una riconferma netta nella città normanna aggiunge un peso specifico a questo risultato, che arriva a poco più di un anno dalle elezioni per l’Eliseo e mentre al governo siede ancora un primo ministro, Sébastien Lecornu, che proprio in queste stesse comunali ha ottenuto un seggio nel consiglio municipale di Vernon.
La destra radicale vince a Nizza ma perde i grandi centri
Se la gauche esce sostanzialmente vincitrice dal confronto nelle città più grandi, il campo dell’estrema destra deve accontentarsi di un successo importante – ma geograficamente circoscritto – e di alcune sconfitte che ne ridimensionano le ambizioni. Nizza rappresenta indubbiamente il trofeo più ambito per il fronte lepenista, dove Éric Ciotti, ormai alleato strutturale del Rassemblement National, ha strappato la città al sindaco uscente Christian Estrosi con un risultato vicino al 48%. Tuttavia, questo exploit non ha trovato un seguito nelle altre grandi città: a Tolone, nonostante le attese, la candidata del Rn Laure Lavalette è stata superata dalla sindaca uscente di diversa destra Josée Massi, e a Nîmes il candidato del partito di Marine Le Pen è stato battuto da una lista di sinistra unita. In altre parole, la spinta propulsiva del primo turno – che aveva fatto intravedere la possibilità di un’ondata capace di travolgere le tradizionali alleanze di sbarramento – si è infranta contro la capacità dei partiti moderati di ricompattarsi nel ballottaggio.




