David Parenzo e la sfida alla sinistra: "Servirebbe più ironia, come ai tempi della Festa dell'Unità"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   David Parenzo, affiancato da un Giuseppe Cruciani in giacca militare, si muove sul palco di Atreju con una disinvoltura che tradisce una familiarità ormai consolidata. Davanti a un pubblico che lo acclama, il conduttore, senza mezzi termini, rivendica il valore di quelle kermesse politiche che, superando le sterili contrapposizioni, sappiano farsi luogo di un confronto autentico e non delegittimante. Un modello, secondo la sua analisi, che la storica Festa dell’Unità ha incarnato per anni e che oggi, in una forma diversa, ritrova proprio nell’evento di Fratelli d'Italia, da lui descritto come un appuntamento ormai pop e inclusivo. La sua riflessione, articolata in frasi complesse che intrecciano osservazioni e incisi, tocca poi un nervo scoperto: alla sinistra, sostiene Parenzo, non mancherebbe tanto la predisposizione al dialogo – smentendo chi evoca una certa altezzosità – quanto piuttosto la capacità, un tempo più marcata, di guardare a se stessa e agli avversari con uno spirito ironico e autoironico, quello stesso che caratterizza il suo sodalizio professionale con Cruciani.

Lo show irriverente che conquista il pubblico

La loro performance, del resto, quella serata non è stata che una trasposizione dal vivo de “La Zanzara”, il programma radiofonico di successo che, portato a Cremona in un teatro stipato, ha toccato con toni accesi i temi più svariati, dalla politica al femminismo. Un format che prospera proprio sul dibattito, spesso provocatorio, alimentato da ospiti le cui posizioni estreme fungono da detonatore per discussioni senza filtri. Quella che Cruciani e Parenzo hanno portato ad Atreju, guadagnandosi uno spazio fisso ribattezzato “Gli irriverenti”, è essenzialmente la stessa energia: una sequenza di battute, reciproche provocazioni e gag che hanno strappato risate e applausi a scena aperta, trasformandoli nei mattatori indiscussi della serata.

Il contesto di una festa in cerca di svago

Quell’applauso liberatorio, del resto, sembrava rispondere a un’esigenza precisa in un contesto, come quello della kermesse, che un giovane tra il pubblico ha implicitamente descritto come piuttosto compassato. L’attesa per quello show serale, vissuta come un vero momento di sfogo, pareva suggerire una certa fame di intrattenimento puro e di divertimento disimpegnato, in un ambiente dove le occasioni di allegria spensierata apparivano, almeno a uno sguardo superficiale, non così scontate. Se il culmine emotivo, per molti, era stato fino a quel momento l’incontro con un noto attore, l’intervento dei due conduttori ha rappresentato quindi l’offerta di uno spettacolo di alto profilo, una concessione alla leggerezza e alla risata in un programma fitto di appuntamenti.

Oltre la battuta: un modello di confronto

La lezione di Parenzo, però, va al di là della semplice battuta e dell’intrattenimento di qualità. Ciò che emerge, anche dalla complicità con Cruciani, è un possibile paradigma per un dibattito pubblico meno irrigidito, dove la polemica può convivere con il sorriso e la presa in giro non equivale necessariamente a una squalifica dell’interlocutore. È un’impostazione che, se da un lato ha garantito il successo della loro trasmissione, dall’altro viene proposta come elemento mancante in un certo panorama politico-culturale. Una mancanza che, a suo dire, priva il confronto di una dimensione umana e di quell’aggancio con il sentire comune che eventi come le feste di partito, in teoria, dovrebbero favorire.

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