A2A, il terzo mandato di Mazzoncini e quel dividendo da 81 milioni per Milano e Brescia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’assemblea dei soci della multiutility lombarda, riunita il 28 aprile presso il Museo Diocesano di Brescia, ha scolpito nella pietra una linea di continuità che, nel turbolento mondo delle quotate italiane, rappresenta un’eccezione statistica piuttosto che la regola. È stato infatti rinnovato il consiglio di amministrazione per il prossimo triennio, con la conferma di Renato Mazzoncini al vertice esecutivo: per l’ingegnere bresciano si tratta del terzo mandato da amministratore delegato, un traguardo che lo pone in una posizione di longevità invidiabile se confrontata con la media dei suoi "pari grado". Secondo gli ultimi dati richiamati durante l’assemblea (e derivanti da studi come quelli di Fortune 500), la durata media della poltrona per un Ceo nelle aziende quotate non arriva a cinque anni; Mazzoncini, invece, ha già alle spalle sei esercizi e si accinge ad affrontare un nuovo triennio alla guida del gruppo.

Il via libera ai conti e la cedola da 0,104 euro

La giornata di delibere non si è limitata alla governance, ma ha avuto un peso sostanziale sui flussi di cassa degli azionisti. L’assemblea ha dato il via libera al bilancio relativo all’esercizio 2025, approvando contestualmente la distribuzione di un dividendo ordinario pari a 0,104 euro per azione. Una cifra che, se moltiplicata per le partecipazioni detenute dai due soci storici, si traduce in un assegno da 81,4 milioni di euro destinato a ciascuno dei Comuni di Milano e Brescia. Operativamente, lo stacco della cedola (che porterà il numero 29) è previsto per il 18 maggio, con il denaro cheatterà sui conti degli azionisti a partire dal 20 maggio. A conti fatti, il monte dividendi complessivo messo in campo dal gruppo supera i 320 milioni di euro, in crescita rispetto al passato.

Il nuovo board tra politica e finanza

Oltre alla conferma di Mazzoncini, l’assemblea ha ridisegnato la composizione del consiglio e dei suoi organismi di controllo, confermando Roberto Tasca alla presidenza. La lista presentata congiuntamente dai Comuni di Milano e Brescia (che restano i pilastri del capitale, sfiorando la maggioranza assoluta) ha prevalso, portando all’elezione di figure come Flavio Pasotti in qualità di vicepresidente, oltre a Gaia Griccioli, Nicla Picchi e Mario Motta. Dalla lista di minoranza espressa dai fondi di investimento, che hanno raccolto poco più dell’1,4% dei voti, entrano invece nel board Vincenzo Cariello, Karina Audrey Litvack e Susanna Dorigoni. Per quanto riguarda il collegio sindacale, la presidenza è andata a Silvia Muzi (espressione della minoranza), mentre i sindaci effettivi restano in quota ai comuni con Simonetta Ciocchi e Sergio Carteny.

La strategia industriale oltre la poltrona

Proiettandosi oltre le nomine, Mazzoncini ha tracciato le coordinate dell’azione azienda per il prossimo futuro, parlando ai giornalisti a margine dell’incontro. L’obiettivo dichiarato è il consolidamento, con un focus specifico sui settori della generazione elettrica e del ciclo idrico. L’ingegnere ha espresso una certa insofferenza per l’atomizzazione del mercato energetico italiano ("800 aziende che vendono e 500 che producono sono troppe") e ha auspicato un consolidamento che potrebbe vedere A2A in prima linea, sebbene al momento non siano stati segnalati portafogli clienti particolarmente appetibili in ottica di acquisizione. Sul tema caldo del nucleare, Mazzoncini è stato tranchant: non fa né per A2A né per l’Italia, principalmente a causa degli investimenti faraonici necessari per impianti che, per essere ripagati, dovrebbero funzionare oltre ottomila ore l’anno, uno spazio che oggi nemmeno i data center riescono a garantire. Il gruppo punta quindi a crescere organicamente, forte dei 600mila clienti acquisiti solo nell’ultimo anno, con l’ambizione di toccare quota 5 milioni entro il 2035.

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