Riccardo Bossi arrestato: deve scontare 5 anni e 9 mesi per cumulo di condanne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi, è stato arrestato a Busto Arsizio, in provincia di Varese. I carabinieri hanno eseguito un provvedimento di cumulo delle pene firmato dal procuratore della Repubblica Carlo Nocerino, accompagnando il 47enne nella casa circondariale cittadina. La notizia arriva a sei mesi dalla scomparsa del Senatùr, avvenuta il 19 marzo 2026 a Varese.

Le condanne confluite nel provvedimento

Il totale delle pene da scontare ammonta a 5 anni e 9 mesi di reclusione. Nel cumulo sono confluite condanne relative a fatti risalenti al 2011 e al 2020, per i reati di appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza. Il procedimento più recente riguarda proprio il sussidio: lo scorso giugno è diventata definitiva la condanna a due anni e sei mesi, dopo che la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa.

Secondo la ricostruzione giudiziaria, tra il 2020 e il 2023 Bossi avrebbe percepito circa 280 euro al mese per 43 mensilità, per un totale di oltre 12mila euro, producendo false attestazioni. La Corte d'Appello di Milano aveva inoltre disposto un risarcimento di 15mila euro in favore dell'Inps.

La vicenda dei maltrattamenti e il ricorso in Cassazione

Resta fuori dal cumulo di pene la condanna a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali. I fatti contestati risalgono al 2016, quando l'uomo si trovava ospite della donna dopo essere rimasto senza una casa. Secondo l'accusa, la convivenza sarebbe stata segnata da continue richieste di denaro, accompagnate in alcune circostanze da insulti e aggressioni fisiche. Bossi ha sempre negato gli addebiti. La madre ha successivamente ritirato la querela, facendo cadere l'accusa di minacce, mentre è rimasta quella di maltrattamenti, procedibile d'ufficio.

La sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Varese nel giugno 2025, è stata confermata dalla Corte d'Appello di Milano. L'avvocato Federico Magnante ha annunciato ricorso in Cassazione.

Il contesto delle indagini sui fondi del partito

Le condanne per appropriazione indebita confluite nel cumulo trovano origine in diverse inchieste. Una di queste riguarda l'utilizzo di somme riconducibili alla Lega per spese personali. Nel 2016 Riccardo Bossi era stato condannato con rito abbreviato a un anno e otto mesi per appropriazione indebita aggravata: secondo la ricostruzione dell'accusa, tra il 2009 e il 2011 avrebbe utilizzato circa 158mila euro del partito per sostenere spese come multe, noleggi di automobili, tasse universitarie, affitto e utenze domestiche.

Un secondo procedimento si era concluso nel 2017 con una condanna a nove mesi per truffa e insolvenza fraudolenta, in relazione ad alcuni beni acquistati a Varese e mai pagati. Nelle carte dell'inchiesta sui fondi leghisti compariva anche una lettera inviata da Riccardo Bossi all'allora tesoriere Francesco Belsito, con un elenco dettagliato di pagamenti da saldare.

La reazione del fratello Renzo

A margine della presentazione alla Camera della raccolta dei discorsi politici di Umberto Bossi, il fratello Renzo ha preso le distanze. «È un fratello con cui non abbiamo mai vissuto insieme, è il figlio di un'altra mamma. Purtroppo nella vita le azioni che uno fa hanno delle conseguenze, quindi alla fine queste sono le sue», ha dichiarato. «Io purtroppo non ho mai avuto un rapporto familiare con lui, non si è mai riuscito a instaurare, non abbiamo mai passato un Natale con lui in 38 anni di vita».

Renzo e Sirio Bossi, figli del secondo matrimonio del fondatore della Lega, erano presenti in sala nel giorno in cui è arrivata la notizia dell'arresto del primogenito.

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