Borse europee in rosso tra timori di un attacco all’Iran e conti deludenti
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Redazione Economia
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Il panorama finanziario del vecchio continente si è tinto di rosso nell’ultima seduta, con gli indici principali che hanno subito un deciso arretramento, complice il ritorno di variabili geopolitiche e macroeconomiche capaci di minare la fiducia degli investitori. Dopo i massimi toccati nella vigilia, le piazze europee hanno dovuto fare i conti con un’escalation retorica proveniente da oltreoceano: l’ipotesi di un attacco preventivo degli Stati Uniti contro l’Iran, ventilata per spingere Teheran verso un nuovo accordo sul programma nucleare, ha riacceso la tensione in un’area nevralgica per gli equilibri energetici mondiali -1-2. È un clima, questo, che spinge gli operatori verso una naturale avversione al rischio, prediligendo beni rifugio come l’oro, il cui valore è tornato a salire, e penalizzando contestualmente i listini azionari.
Parallelamente alle fibrillazioni internazionali, il mercato è stato zavorrato da una serie di trimestrali societarie che non hanno soddisfatto le attese. A Parigi, il colosso aerospaziale Airbus ha ceduto circa il cinque per cento, reagendo negativamente ai conti del 2025 e a previsioni giudicate caute per l’esercizio in corso -4-10. Nella stessa giornata, la casa automobilistica Renault è scivolata di quasi il sei per cento, trascinando con sé l’intero comparto auto, mentre a Londra il gigante minerario Rio Tinto ha perso oltre il tre per cento dopo la pubblicazione di risultati in calo, penalizzati dall’andamento dei prezzi del minerale di ferro -1-4. A Piazza Affari, l’indice FTSEMib ha terminato la sessione con una flessione dell’1,3 per cento, in linea con il rosso di Madrid, mentre cali più contenuti, nell’ordine dello 0,7 per cento, hanno interessato Parigi e Francoforte. Tra i titoli sotto la lente degli analisti, particolare attenzione è stata riservata ad Enel, MPS e Snam, in un contesto di mercato generalmente cauto.
A complicare ulteriormente il quadro, si è inserita la variabile dazi, con una nuova e improvvisa sterzata da parte dell’amministrazione Trump. Dopo che la Corte Suprema americana ha bocciato la legittimità di gran parte delle tariffe precedentemente imposte, il presidente Donald Trump ha reagito annunciando l’introduzione di nuove tariffe globali, fissate al quindici per cento con effetto immediato -7-8. Questo dietrofront ha generato un clima di profonda incertezza, acuito dalla comunicazione dell’agenzia statunitense per la protezione delle dogane, che ha confermato la sospensione della riscossione di alcuni dazi, quelli cosiddetti “reciproci”, a far data dal 24 febbraio, proprio alla luce della sentenza di non legittimità -3. Le Borse europee, che avevano chiuso la settimana precedente in rialzo proprio grazie allo stop giudiziale ai dazi, si preparano ora ad affrontare l’ultima settimana di febbraio con toni ben meno entusiasti, soppesando le nuove e contraddittorie indicazioni provenienti da Washington. I future degli indici principali, come l’Euro Stoxx 50, viaggiavano in territorio negativo, segnalando un’apertura in calo per le principali piazze continentali.
L’incertezza commerciale e il nuovo corso di Washington
Il vulnus apertosi con la decisione della Corte Suprema ha costretto l’esecutivo americano a rivedere la propria strategia in materia di commercio internazionale. La mossa di Trump, che ha immediatamente rimpiazzato le tariffe annullate con un dazio globale del quindici per cento, basandosi su una diversa autorità legale di natura temporanea, ha spiazzato i mercati -3. Se da un lato la sentenza era stata accolta con sollievo, dall’altro la risposta della Casa Bianca ha reintrodotto un elemento di volatilità, lasciando gli investitori a chiedersi quale sarà l’effettivo regime doganale nei prossimi mesi. Le prime reazioni sono state contrastanti: a livello societario, alcune imprese beneficiarie di precedenti accordi hanno visto i loro titoli oscillare, mentre il comparto energetico, complici le tensioni in Medio Oriente, ha mostrato una certa resilienza, con il petrolio in rialzo.
In questo scenario di grande fluidità, gli occhi sono puntati sulle prossime mosse delle autorità europee e sulla reale portata delle nuove misure, che potrebbero ridefinire gli equilibri commerciali globali. Alle ore 10.10 di una seduta successiva, il FTSEMib registrava un progresso dello 0,68%, dimostrando come la reazione dei listini a questi annunci sia tutt’altro che lineare e scontata -2. Tuttavia, la cautela rimane la parola d’ordine, con gli operatori che monitorano costantemente sia l’evoluzione della crisi diplomatica con l’Iran, sia le prossime indicazioni macroeconomiche, in attesa di capire se prevarrà la spinta al rialzo dei beni rifugio o un ritorno di fiducia verso gli asset rischiosi.




