La Borsa europea chiude in rosso, tensioni Usa-Iran e trimestrali deludenti zavorrano i listini
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Redazione Economia
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L’indiscrezione, rilanciata da testate internazionali e non smentita dagli ambienti della Casa Bianca, di un possibile attacco imminente degli Stati Uniti contro installazioni nucleari iraniane ha gettato un’ombra lunga sui mercati del Vecchio continente, interrompendo di fatto la serie di rialzi che aveva caratterizzato le sedute precedenti. L’ipotesi di un’escalation militare voluta dall’amministrazione Trump, con un dispiegamento di forze senza precedenti nella regione del Golfo che alcuni analisti paragonano per dimensioni a quello del 2003 per l’invasione dell’Iraq, ha riacceso l’avversione al rischio tra gli investitori, portandoli a privilegiare asset rifugio come l’oro, che ha visto lievitare il proprio prezzo, e determinando una corsa all’acquisto sul greggio, il cui costo è balzato oltre il due per cento toccando i massimi dall’estate precedente -2-7-8.
In questo clima di incertezza geopolitica, che ha visto il primo ministro polacco Donald Tusk invitare i propri cittadini a lasciare immediatamente Teheran paventando la possibilità che le vie di fuga possano presto chiudersi, le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso la giornata in territorio negativo -2. A guidare le vendite è stata Piazza Affari, che ha terminato le contrattazioni con un calo dell’1,22 per cento, facendo registrare la performance peggiore tra i listini occidentali, seguita da Francoforte e Madrid, entrambe in flessione di circa un punto percentuale, e da Parigi, che ha contenuto i danni con un decremento più lieve, fermandosi a -0,36 punti -3-8.
L’impatto dei bilanci societari, il tracollo di Fincantieri e il volo di Tenaris
Se la tensione sullo Stretto di Hormuz ha fornito lo scenario, sono state alcune trimestrali deludenti a innescare i ribassi più significativi sui singoli titoli, dimostrando come il quadro macroeconomico si intrecci inevitabilmente con la salute specifica delle imprese. Il colosso aerospaziale Airbus ha ceduto circa il sei per cento dopo aver annunciato previsioni caute e aver rivisto al ribasso i propri obiettivi di produzione a causa di dispute contrattuali con i fornitori di motori, mentre il comparto auto è stato trascinato in basso da Renault, scivolata di oltre quattro punti percentuali a Parigi a causa della concorrenza e delle stesse Stellantis e Volkswagen, entrambe in flessione -1-3-6.
Sul fronte opposto, se così si può definire in una giornata di vendite generalizzate, si è distinta positivamente Tenaris, il cui Titolo ha messo a segno un rialzo superiore al nove per cento a Milano dopo la pubblicazione di conti trimestrali che hanno battuto le aspettative degli analisti, supportati da una resilienza delle vendite nel mercato statunitense e canadese nonostante l’impatto dei dazi; l’azienda, attiva nel settore dei tubi per petrolio, ha beneficiato direttamente del rialzo del prezzo del greggio conseguente alle fibrillazioni mediorientali -3-4-9. Una dinamica, quest’ultima, che non ha però risparmiato il principale cliente italiano del settore, Fincantieri, finito sul fondo del listino con un tonfo di quasi dodici punti: il titolo del gruppo triestino ha risentito pesantemente del collocamento accelerato del dieci per cento del capitale, avvenuto a un prezzo di 15,32 euro per azione che ha di fatto scontato l’aumento di capitale e spinto gli investitori a vendere il titolo sul mercato una volta avviate le negoziazioni del nuovo flottante -5-10.
Il petrolio vola, lo spread si allarga e l’euro resta stabile
Il combinato disposto delle preoccupazioni belliche e delle delusioni societarie ha prodotto effetti tangibili anche su altre variabili finanziarie, creando un quadro composito in cui alcuni indicatori hanno viaggiato in direzione opposta rispetto all’andamento dei listini azionari. L’oro, tradizionale bene rifugio, ha consolidato la propria posizione sopra i cinquemila dollari l’oncia, mentre il petrolio, come accennato, ha accelerato al rialzo sulla scia dei timori che un conflitto possa coinvolgere le infrastrutture energetiche o bloccare il vitale stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa del greggio mondiale -3-8.
Lo spread tra i titoli di Stato italiani e tedeschi ha registrato un allargamento, posizionandosi a 64 punti base, un movimento che segnala una certa cautela da parte degli investitori nei confronti del debito pubblico dei paesi periferici in un contesto di rischio globale accresciuto; il rendimento del Btp decennale si è attestato al 3,35 per cento -3-8. L’euro, viceversa, ha mostrato una sostanziale stabilità nei confronti del dollaro, mantenendosi su quota 1,177 e dimostrando come la valuta unica non abbia subito contraccolpi particolari dalle tensioni, almeno in questa prima fase, assorbendo le notizie senza eccessiva volatilità -3-6.




