La Borsa europea chiude in rosso, pesano le tensioni Usa-Iran e le trimestrali deludenti
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Redazione Economia
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La finestra di dialogo tra Stati Uniti e Iran, più che a un allentamento della crisi, sembra aver condotto i mercati finanziari a fare i conti con l’ipotesi concreta di un’escalation militare. L’ultima seduta di borsa in Europa ne ha risentito in maniera evidente, con gli indici che hanno chiuso in territorio negativo, erodendo gran parte dei guadagni accumulati nei giorni precedenti. L’indice paneuropeo, dopo aver toccato i massimi storici, ha subito una flessione, con Piazza Affari che ha registrato una delle performance peggiori, cedendo poco meno di un punto e mezzo percentuale, seguita da Madrid, mentre Parigi e Francoforte hanno limitato i danni intorno allo 0,7% -1-3. Gli investitori, di fronte alla prospettiva di un intervento militare statunitense contro Teherann – una decisione che il presidente Donald Trump ha fatto sapere di voler comunicare nell’arco di una decina di giorni –, hanno preferito riposizionarsi su asset considerati più sicuri, abbandonando la propensione al rischio che aveva caratterizzato l’avvio della settimana.
Il petrolio corre, le trimestrali affondano i singoli titoli
La crisi geopolitica ha inevitabilmente trainato al rialzo le quotazioni del greggio, con il Brent e il Wti che hanno esteso i guadagni grazie ai timori legati a possibili interruzioni delle forniture in una regione nevralgica come il Medio Oriente -7-10. Se il comparto energetico ne ha tratto giovamento, lo stesso non si può dire per i singoli titoli azionari, penalizzati dai conti societari. In Francia, il colosso aeronautico Airbus ha ceduto circa il 5% a causa di una guidance prudente: nonostante risultati record per l’esercizio 2025, le stime per l’anno in corso hanno deluso le aspettative degli analisti, complice la persistente strozzatura nella fornitura di motori, che costringe il gruppo a rallentare i piani di produzione per la famiglia A320 -1-4. Ancora più pesante il tonfo di Renault, scivolata intorno al 6% e trascinando con sé l’intero comparto automobilistico, dopo la pubblicazione di un bilancio 2025 che ha visto il risultato operativo ridursi del 15%, in un contesto di mercato dominato da una concorrenza spietata sui prezzi -5.
Londra penalizzata dal minerario, Milano soffre su più fronti
Oltremanica, il FTSE 100 è stato zavorrato principalmente dal calo di Rio Tinto, scesa di oltre tre punti e mezzo percentuali. Il gigante minerario ha infatti diffuso dei risultati annuali piatti, che non hanno soddisfatto le attese del mercato, risentendo del calo dei prezzi del minerale di ferro e contribuendo alla flessione generale dell’indice di riferimento -1. Sul listino milanese, la seduta è stata caratterizzata da un andamento contrastato: se Tenaris ha performato bene sostenuta dai conti, Fincantieri ha subito una pesante correzione in seguito al recente collocamento, mentre Enel e Stellantis hanno registrato ribassi significativi -3. Una dinamica, quella dei listini del Vecchio Continente, che riflette la duplice pressione esercitata da un contesto macroeconomico improvvisamente reso instabile dalla politica estera americana e da una stagione delle trimestrali che, per alcuni big, sta consegnando al mercato più di una delusione.
Il rally del greggio e la forza dei difensivi
Nonostante il sentiment negativo, il comparto oil & gas ha mostrato una notevole resilienza, sostenuto dall’aumento del costo della materia prima e dalle accresciute tensioni nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una fetta rilevante del commercio petrolifero mondiale. L’ipotesi che gli Stati Uniti possano intraprendere una campagna militare prolungata ha riacceso la corsa all’oro nero, con ripercussioni positive sulle compagnie estrattive ed energetiche quotate, che hanno rappresentato una delle poche note liete in una giornata altrimenti segnata dalle vendite -10. Parallelamente, l’incertezza politica ha spinto gli investitori verso i beni rifugio tradizionali, come l’oro, il cui prezzo è tornato a salire, e i titoli di stato, con lo spread Btp-Bund che ha registrato un lieve ampliamento, sintomo di una cautela diffusa che ha finito per penalizzare le piazze finanziarie, in attesa di ulteriori sviluppi, sia sul fronte bellico che su quello macroeconomico.




