Piazza Affari in verde con Nexi e le banche, giù Stm
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Redazione Economia
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Acquisti diffusi sui mercati azionari europei nella seduta del 31 marzo, con il Ftse Mib che si allinea all’andamento positivo del resto del continente in una giornata caratterizzata da una volatilità ancora elevata, sebbene in attenuazione rispetto alle sessioni precedenti. A sostenere il clima di fiducia – e a contribuire in maniera determinante al rasserenamento degli umori degli investitori – è stata un’indiscrezione riportata dal Wall Street Journal. Stando a quanto ricostruito dal quotidiano, il presidente Donald Trump sarebbe disposto a chiudere il conflitto in Iran anche nell’ipotesi in cui lo Stretto di Hormuz restasse temporaneamente bloccato, una prospettiva, quella della de-escalation, che ha subito attenuato i timori, diffusi fino a pochi giorni fa, di una possibile recessione globale legata a un prolungato blocco delle forniture energetiche.
La tregua annunciata e la frenata del greggio
L’indiscrezione, circolata nella serata di lunedì, ha agito come un vero e proprio catalizzatore per i listini, invertendo la rotta rispetto all’avvio di giornata che si era presentato all’insegna della prudenza. Il mercato, infatti, restava appeso alle dichiarazioni provenienti da Washington e ai continui rumor sulle prossime mosse dell’amministrazione americana in un contesto di altissima incertezza. L’ipotesi di una conclusione del conflitto prima della scadenza dell’ultimatum imposto da Trump – fissato per il 6 aprile – ha fermato la corsa del petrolio, dopo l’accelerazione dei giorni scorsi legata all’attacco di un drone iraniano a una petroliera kuwaitiana. Il Brent e il Wti, in netto calo, si sono attestati su valori prossimi alla parità o in lieve ribasso, allentando la pressione sui costi energetici che aveva alimentato le paure inflazionistiche.
Nexi e Leonardo in controtendenza, l’inflazione non preoccupa
A Milano, la seduta ha messo in luce performance differenziate, con il comparto bancario e alcuni titoli tecnologici in netta controtendenza rispetto al resto del mercato. Nexi ha brillato particolarmente, guadagnando oltre il 2% e beneficiando del recente avvicendamento al vertice – con l’ingresso del nuovo amministratore delegato e gli acquisti di azioni da parte del presidente – che ha dato nuova linfa al Titolo dopo le flessioni del passato recente. Anche Leonardo ha registrato una performance positiva, posizionandosi tra i migliori del listino, mentre sul fronte opposto ha ceduto terreno Eni, penalizzata dal lieve calo dei prezzi del greggio che ne ha ridotto il margine operativo. Stm, invece, ha subito una flessione, risentendo del clima di cautela che ha investito l’intero settore dei chip a livello globale, con gli investitori che guardano con attenzione all’impatto che l’aumento dei prezzi delle commodity e dell’elettricità potrebbe avere sui business legati ai data center.
La reazione delle borse europee e il quadro macroeconomico
Nonostante la tregua sui mercati energetici, le Borse del Vecchio Continente hanno dovuto fare i conti con un quadro macroeconomico complesso. I dati sull’inflazione nell’Eurozona diffusi nella giornata hanno mostrato un’accelerazione a marzo, con il tasso salito al 2,5% rispetto all’1,9% del mese precedente, una dinamica trainata principalmente dalla componente energetica che ha registrato un aumento del 4,9% dopo il calo di febbraio. In Italia, l’inflazione annua è salita all’1,7%, in leggero aumento rispetto al mese scorso. Tuttavia, l’effetto positivo della prospettiva di pace ha in gran parte assorbito questi dati, con Francoforte che ha guidato i rialzi guadagnando oltre un punto percentuale, seguita da Parigi e Londra. Il clima di distensione ha quindi temporaneamente messo in secondo piano le preoccupazioni legate alla politica monetaria restrittiva della Bce, consentendo agli acquisti di prevalere sui listini azionari.




