Il cauto ottimismo delle borse europee: Piazza Affari in verde con Nexi e le banche, giù Stm
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Redazione Economia
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I listini del Vecchio Continente hanno chiuso l’ultima seduta di marzo con un segno positivo, interrompendo di fatto una scia di volatilità che aveva caratterizzato le settimane precedenti. Piazza Affari, in particolare, si è distinta per la vivacità degli acquisti, con il Ftse Mib che ha messo a segno un rialzo dell’1,1%, allineandosi al sentiment generale di cauto recupero osservato anche a Parigi, Francoforte e Londra. A sostenere questo clima di fiducia, seppur in un contesto ancora segnato da elementi di contraddizione, è stata un’indiscrezione destinata a pesare sugli equilibri energetici internazionali. Il Wall Street Journal ha riportato, infatti, la disponibilità del Presidente Donald Trump a chiudere le ostilità con l’Iran anche nell’eventualità in cui lo Stretto di Hormuz restasse temporaneamente bloccato: una prospettiva, questa, che i mercati hanno letto come un possibile passo verso una de-escalation, contribuendo ad attenuare i timori legati a una recessione globale innescata da un blocco delle forniture energetiche.
Il rimbalzo dei titoli bancari e la frenata del caro-energia
Sul fronte delle singole performance milanesi, il settore del credito ha guidato la rimonta, beneficiando di quella riduzione della tensione geopolitica che ha permesso agli investitori di ridistribuire le proprie esposizioni. Nexi ha registrato un progresso particolarmente sostenuto, mentre le principali banche hanno seguito a ruota, capitalizzando l’aria di distensione che si è respirata sul parterre. In controtendenza, invece, StMicroelectronics ha subito una flessione, risentendo di una dinamica di mercato che ha premiato altri comparti. Il comportamento delle borse, in questa seduta, è stato influenzato in modo determinante dal movimento del greggio: dopo l’impennata violenta legata all’attacco di un drone iraniano a una petroliera kuwaitiana, il petrolio ha arrestato la sua corsa. Sia il Wti che il Brent si sono attestati nei pressi della parità, dopo che l’articolo del Wsj ha riaperto spiragli diplomatici, suggerendo che l’amministrazione statunitense potrebbe accettare una soluzione negoziata anche in assenza della piena riapertura dello stretto.
Segnali contraddittori e lo sguardo alla risoluzione del conflitto
Le contrattazioni di giornata si sono svolte all’insegna di una contraddizione apparente che gli operatori hanno provato a gestire: da un lato l’ennesima retromarcia attribuita a Donald Trump, capace di alimentare speranze di una rapida chiusura del fronte mediorientale; dall’altro, la persistente tensione sulle materie prime, con il Brent che aveva sfiorato quota 120 dollari al barile nelle fasi precedenti. I segnali in arrivo dagli Stati Uniti hanno agito da contrappeso, filtrando attraverso una lettura dei fatti che privilegia la possibilità di un disinnesco immediato del conflitto. Nel messaggio di avvertimento che il tycoon ha lanciato all’indirizzo di Paesi europei come Francia e Regno Unito, c’era la netta percezione di una posizione di forza dichiarata, secondo cui l’Iran sarebbe stato, in sostanza, decimato: un’affermazione che, pur nella sua durezza, è stata interpretata dai mercati come un preludio a una risoluzione più che come l’anticamera di un’escalation.
Performance dei listini e dinamiche settoriali nella seduta del 31 marzo
Milano ha chiuso a +1,1%, segnando il miglior risultato tra i principali listini continentali, mentre Parigi e Londra si sono fermate a un incremento dello 0,5% e Francoforte ha archiviato la seduta a +0,8%. L’indice italiano, che a marzo aveva accumulato una flessione del 6% a causa delle tensioni in Medio Oriente, ha quindi provato a recuperare terreno, sospinto proprio dagli acquisti diffusi su banche e servizi finanziari. Il tentativo di rimbalzo, favorito dallo spiraglio diplomatico emerso dalle colonne del giornale americano, si è inserito in un quadro europeo ancora segnato da segnali contrastanti, dove l’attenzione resta focalizzata sull’evoluzione della crisi e sulla resilienza di un sistema economico che cerca di immunizzarsi dall’impatto di un eventuale blocco prolungato delle vie energetiche strategiche.




