Borse europee ancora in rosso, fiammata del gas a Amsterdam
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Redazione Economia
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Le torsioni dei mercati finanziari, che ormai da diverse sedute registrano un’andamento altalenante, hanno ripreso oggi una direzione precisa, e si tratta purtroppo di quella ribassista. L’escalation militare in Medio Oriente, con il conflitto che coinvolge direttamente Israele e Stati Uniti contro l’Iran, continua a dettare l’agenda degli investitori, i quali, mettendo in secondo piano qualsiasi altra variabile macroeconomica, si concentrano esclusivamente sul moltiplicarsi dei rischi geopolitici. Il forte stato di tensione, lungi dal mostrare segnali di attenuazione, ha innescato una nuova ondata di vendite sui listini del Vecchio Continente, con Piazza Affari che si è posizionata tra le piazze peggiori fin dai primi scambi, amplificando progressivamente le perdite fino a segnare un calo del 3,8%.
Il forte deterioramento del sentiment è testimoniato dal quadro che emerge dalle principali borse europee: Francoforte, Parigi e Londra hanno aperto tutte in netto territorio negativo, con cali che oscillavano tra lo 0,8 e l’1,7 per cento nelle prime battute, per poi aggravarsi nel corso della mattinata. A Milano, il Ftse Mib, dopo un avvio già complicato con un -1,48% a 45.593 punti, ha visto allargarsi la forbice delle vendite, scivolando nettamente sotto la soglia psicologica dei 46mila punti. In questo clima di forte avversione al rischio, gli unici titoli a registrare performance positive, o quantomeno a contenere le perdite, sono quelli legati al settore della difesa e a comparti energetici specifici; a Milano, Leonardo, nonostante la volatilità, riesce a mantenersi poco sopra la parità, beneficiando degli scenari di instabilità che, come spesso accade, riportano l’attenzione sulle aziende del settore.
La corsa del gas e l’effetto stretto di Hormuz
Il vero termometro della paura, tuttavia, è rappresentato dall’impennata dei prezzi delle materie prime, con il gas naturale che sta vivendo una fiammata senza precedenti negli ultimi tre anni. Sulla piattaforma TTF di Amsterdam, il prezzo del metano ha aperto la seduta poco sotto i 49 euro al megawattora per poi balzare in poche ore fino a toccare i 57 euro, un valore che, di fatto, rappresenta quasi un raddoppio nel giro di una sola settimana e che non si registrava dal febbraio del 2023. Alla base di questa escalation, che ha visto il prezzo schizzare di oltre il 30% solo nella giornata odierna, vi è la crescente preoccupazione per le possibili interruzioni delle forniture energetiche globali, il cui epicentro è lo stretto di Hormuz.
Questo passaggio marittimo, una vera e propria arteria vitale per il commercio energetico mondiale, si trova ora al centro della bufera: attraverso di esso transita circa un quinto del petrolio e una quota compresa tra il 20 e il 25% del gas naturale liquefatto (Gnl) scambiato sul pianeta. Le recenti azioni militari e le conseguenti contromisure iraniane hanno di fatto bloccato o reso estremamente pericoloso il transito delle petroliere, con il Qatar, uno dei principali produttori mondiali di Gnl, che ha dovuto interrompere la produzione in un suo importante impianto a seguito di un attacco con droni. La conseguenza immediata è un crollo dell’offerta disponibile, che scatena il panico tra gli operatori e alimenta una spirale rialzista dei prezzi, i cui effetti, come un’onda d’urto, si propagheranno inevitabilmente sulle bollette di famiglie e imprese nelle prossime settimane.
I listini azionari e il comportamento settoriale
Analizzando nel dettaglio il comportamento dei singoli titoli a Piazza Affari, emerge con chiarezza la fuga degli investitori dai comparti più esposti al ciclo economico e ai rincari energetici. Prysmian, colosso nel settore dei cavi, ha registrato un pesante calo del 4,5%, mentre il settore assicurativo, con Generali e Unipol, ha visto bruciare oltre il 3% del proprio valore, segno di un generalizzato aumento della percezione del rischio sistemico. In controtendenza, oltre al già citato Leonardo che guadagna lo 0,8%, spicca la performance di Lottomatica, che vola del 3,5% sostenuta dalla pubblicazione dei risultati di bilancio, a dimostrazione di come, in un mercato fortemente selettivo, le notizie societarie possano ancora fare la differenza, sebbene solo per pochi eletti.
Parallelamente, il prezzo del petrolio segue la stessa traiettoria ascendente del gas, alimentando ulteriori timori inflazionistici. Il Brent, dopo un’iniziale impennata superiore al 13% nella seduta precedente, continua a muoversi su livelli elevati, attestandosi sopra gli 80 dollari al barile, con un incremento che si attesta intorno al 3%. L’incertezza su quanto durerà il conflitto e sulla reale capacità di mantenere aperte le rotte marittime in un’area così calda sta costringendo gli analisti a rivedere al rialzo le stime sui prezzi, ipotizzando uno scenario di prolungata tensione che potrebbe riaccendere la fiammata dell’inflazione proprio mentre le banche centrali valutano i prossimi passi sulle politiche monetarie. La chiusura dello stretto di Hormuz, minacciata dalle autorità iraniane, rappresenta lo scenario più cupo per l’economia globale, un’eventualità che nessun operatore, al momento, si sente di escludere categoricamente.




