Prezzi dei carburanti in rialzo dopo l'attacco all'Iran, il diesel torna ai livelli di un anno fa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il primo effetto tangibile dell’escalation militare in Medio Oriente, con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele ai danni dell’Iran, si è materializzato direttamente sui listini dei carburanti italiani. Gli automobilisti che in questi giorni si sono recati presso gli impianti di rifornimento hanno trovato prezzi in sensibile aumento, con il gasolio che ha fatto registrare un balzo particolarmente significativo: la media nazionale del diesel in modalità self service, secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, si attesta ora a 1,728 euro al litro, un livello che non si toccava dallo scorso 28 febbraio 2025. La benzina self, dal canto suo, segue la medesima china, posizionandosi a 1,673 euro al litro, mentre per il servito si supera ampiamente quota 1,80 euro. Tuttavia, gli esperti del settore avvertono come questi rincari rappresentino soltanto la punta dell’iceberg: gli attuali listini, spiegano, non hanno ancora interiorizzato il brusco balzo delle quotazioni petrolifere registrato nella mattinata di oggi, il che lascia presagire ulteriori incrementi già a partire dalle prossime ore.

L’impennata delle quotazioni internazionali e il nodo dello stretto di Hormuz

All’origine di questa rapida risalita dei prezzi alla pompa vi è la turbolenza sui mercati energetici globali, innescata dalle nuove ostilità. Il greggio di riferimento, il Brent del Mare del Nord, ha subito un’accelerazione violenta, passando dai circa 72 dollari al barile di giovedì scorso per attestarsi intorno agli 80 dollari, con picchi intraday che hanno sfiorato l’82 dollari, segnando un incremento percentuale vicino al dieci per cento e toccando i valori più elevati dall’estate dell’anno precedente. Un’impennata analoga, nell’ordine del 9%, l’ha registrata anche il greggio leggero americano West Texas Intermediate. A determinare questo shock energetico è la crescente preoccupazione per la sicurezza delle rotte marittime nel Golfo Persico: il timore concreto, infatti, è che il conflitto possa estendersi sino a bloccare o limitare pesantemente il transito delle navi petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa del gas naturale liquefatto. Già si registrano attacchi a unità navali e una sospensione, di fatto, del traffico nella zona, con armatori e assicurazioni che rivedono al rialzo i rischi.

La reazione a catena su bollette e prezzi al consumo

Le conseguenze di questa nuova crisi geopolitica, però, non si fermano ai distributori di carburante. Il Codacons, in particolare, lancia l’allarme su quella che potrebbe essere una stangata a tutto tondo per i bilanci familiari, con il caro-energia pronto a riverberarsi su molteplici fronti. Le quotazioni del gas naturale, infatti, stanno subendo un’impennata persino superiore a quella del petrolio: l’indice TTF di Amsterdam, punto di riferimento per il mercato europeo, ha segnato un rialzo del 25 per cento, raggiungendo i 39,85 euro al megawattora e tornando così sui massimi di febbraio dell’anno scorso. Un balzo che, prevedono le associazioni dei consumatori, si tradurrà a brevissimo in un aumento delle bollette di luce e gas per famiglie e imprese, in un periodo dell’anno in cui i consumi energetici sono ancora rilevanti. A ciò si aggiunge l’effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo: l’aumento dei costi logistici e assicurativi per il trasporto delle merci, specialmente se la via d’acqua dello Stretto di Hormuz dovesse rimanere impervia, finirà inevitabilmente per gravare sui prodotti trasportati, alimentando ulteriormente la spirale inflazionistica.

La dinamica dei listini e le criticità strutturali

La rapidità con cui i prezzi dei carburanti si adeguano al rialzo, in netto contrasto con la lentezza che spesso caratterizza le fasi di ribasso delle quotazioni, è un fenomeno ben noto agli automobilisti italiani e torna puntualmente al centro del dibattito in occasioni come questa. Come sottolineato dalle stesse associazioni a tutela dei consumatori, la trasmissione degli aumenti del greggio alla pompa avviene in tempo reale, mentre il meccanismo inverso sembra funzionare con maggiore ritardo e opacità. Al momento, la media nazionale per il diesel self viaggia intorno a 1,73 euro, ma con significative variazioni territoriali: in molte regioni, e in particolare sulla rete autostradale, il prezzo del gasolio in modalità servita ha già ampiamente superato la soglia psicologica dei due euro al litro. Un livello, quest’ultimo, che riporta le lancette indietro di quasi un anno e che rischia di diventare la nuova normalità se le tensioni in Medio Oriente non dovessero conoscere una rapida de-escalation. L’attenzione, ora, è tutta sulle prossime rilevazioni, che per la prima volta inreranno l’effetto pieno del balzo del greggio di inizio settimana.

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