Gas alle stelle e petrolio a 90 dollari, l'escalation Usa-Iran fa volare i prezzi dell'energia

Gas alle stelle e petrolio a 90 dollari, l'escalation Usa-Iran fa volare i prezzi dell'energia
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran continuano a gettare un'ombra lunga e minacciosa sui mercati energetici globali, con ripercussioni immediate che si traducono in un'ennesima, pesante stangata sulle bollette degli italiani e, più in generale, sui costi dell'intero sistema economico europeo.

La nuova, pericolosa escalation che ha come epicentro lo Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia strategico per il transito degli idrocarburi, ha provocato un'impennata sia del prezzo del greggio che del gas naturale, risvegliando gli spettri dell'instabilità e della volatilità che gli operatori speravano di aver lasciato alle spalle.

Il prezzo del gas vola oltre i 60 euro, ai massimi da marzo

La seduta odierna sul mercato di riferimento per il continente europeo, il TTF di Amsterdam, ha registrato un vero e proprio balzo in avanti per le quotazioni del gas naturale. I futures sono saliti fino a superare la soglia dei 60 euro al megawattora, toccando un picco che non si vedeva dallo scorso mese di marzo.

Un movimento al rialzo che, sebbene abbia poi mostrato un leggero rallentamento nelle contrattazioni successive, chiudendo la giornata in un intorno di 58,36 euro, ha confermato il nervosismo del mercato, sensibile a qualsiasi scintilla proveniente da un'area calda come il Medio Oriente. La quotazione a 58,36 euro, in particolare, rappresenta un incremento dell'1,7% rispetto alla seduta precedente, un dato che testimonia come la tensione sia tutt'altro che rientrata, nonostante i lievi scossoni al ribasso.

Petrolio a 90 dollari, lo spettro dell'inflazione torna a incombere

Se il gas viaggia su livelli che ricordano i momenti più critici dell'anno, la situazione per il petrolio non è da meno. Il Brent, il greggio di riferimento per il mercato europeo, ha superato con decisione la soglia psicologica dei 90 dollari al barile, raggiungendo il livello più alto dallo scorso 11 giugno. Il dato, che ha fatto scattare un allarme tra gli analisti, è il risultato diretto della crisi in corso e delle preoccupazioni per le forniture provenienti dal Golfo Persico.

A pesare sul sentiment degli operatori non è solo l'aumento del costo della materia prima, ma anche la consapevolezza che questo si rifletterà a catena sull'intera filiera, dai costi di produzione delle imprese fino al prezzo finale dei carburanti per i consumatori, che proprio in questo periodo estivo devono fare i conti con un'impennata dei listini alla pompa.

La chiusura dello Stretto di Hormuz e le minacce iraniane

Il cuore pulsante di questa nuova fiammata è senza dubbio lo Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo fondamentale attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. Le dichiarazioni delle Guardie della Rivoluzione iraniane, che hanno annunciato la distruzione di due petroliere con mine durante la notte e hanno avvertito che il passaggio non sarà più sicuro finché continueranno le operazioni militari statunitensi nella regione, hanno gettato benzina sul fuoco di un mercato già di per sé iper-teso.

"Lo Stretto di Hormuz è il nostro territorio e l'interferenza dell'esercito terrorista americano non ha alcuna validità legale", hanno dichiarato le Guardie della Rivoluzione citate dall'agenzia Tasnim, aggiungendo che "finché le azioni malvagie dell'America continueranno, questo passaggio non sarà sicuro per il transito di una singola goccia di petrolio e gas".

Questa minaccia diretta alla libertà di navigazione in uno dei punti nevralgici del commercio mondiale ha fatto immediatamente impennare il premio al rischio, con gli operatori che hanno iniziato a scontare nei prezzi anche lo scenario peggiore di un blocco prolungato.

Riflessi su bollette e prezzi alla pompa per famiglie e imprese

Le ripercussioni di questa crisi energetica si stanno facendo sentire con una forza inaudita sulle tasche degli italiani. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso il suo Osservatorio sui prezzi dei carburanti, ha rilevato che il prezzo medio della benzina in modalità self-service sulla rete stradale ha raggiunto quota 1,935 euro al litro, mentre il gasolio si attesta a 2,091 euro al litro.

Sulla rete autostradale, la situazione è ancora più critica, con la benzina che arriva a costare 2,025 euro al litro e il gasolio a toccare i 2,164 euro al litro. Si tratta di livelli che non si vedevano da aprile scorso e che rischiano di peggiorare ulteriormente se la crisi dovesse protrarsi.

A tutto ciò si aggiunge la fine del taglio delle accise, un provvedimento che aveva parzialmente attenuato l'impatto dei rincari sui consumatori e la cui scadenza ha contribuito ad accentuare i rialzi, facendo salire la spesa per un pieno di diesel di oltre 10 euro rispetto a inizio luglio.

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