Il prezzo del gas impenna ad Amsterdam: oltre 37 euro al megawattora
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Redazione Economia
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Una concatenazione di eventi, che qualcuno ha già definito una "tempesta perfetta", ha scatenato nei giorni scorsi una vigorosa impennata dei prezzi del gas naturale nel cuore del mercato europeo. Sulla piazza Ttf di Amsterdam, punto di riferimento continentale, i contratti future con scadenza a febbraio hanno infatti infranto la soglia psicologica dei 34 euro per megawattora, per poi chiudere la seduta sfiorando i 37 euro, con un guadagno giornaliero superiore all'11% che porta il rialzo complessivo dall'inizio dell'anno a oltre il 27%. Si tratta di valori, questi, che non si vedevano dallo scorso mese di giugno, segnando una brusca inversione di tendenza dopo un periodo di relativa stabilità e alimentando timori per la tenuta dei costi energetici.
Le cause di una corsa inaspettata
Analisti ed operatori di mercato indicano almeno tre fattori convergenti alla base di questa corsa, la cui intensità ha sorpreso molti. Il primo, più immediato e legato alle variabili climatiche, è l'annuncio di una nuova ondata di freddo pungente attesa in Europa Occidentale verso la fine del mese, fenomeno che gli addetti ai lavori chiamano, con un'espressione evocativa, il "generale inverno". Questo prevedibile incremento della domanda per riscaldamento si scontra, in secondo luogo, con interventi di manutenzione programmati in alcuni impianti strategici della Norvegia, paese che da solo contribuisce a rifornire oltre il 30% del fabbisogno europeo di gas. Una riduzione temporanea, seppur pianificata, dell'offerta da una fonte così cruciale ha inevitabilmente messo sotto pressione i listini.
Le tensioni geopolitiche che pesano sui mercati
A questi elementi strutturali se ne aggiunge poi uno di natura geopolitica, il cui potenziale impatto è più difficile da quantificare ma che agisce come un potente moltiplicatore di incertezza. I timori del mercato, infatti, si sono concentrati sulla possibile chiusura del gasdotto che collega l'Iran alla Turchia, minaccia emersa in seguito alla prospettiva di un attacco militare statunitense in risposta ad azioni ostili nella regione. Con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla guida della nazione, la percezione di una possibile escalation decisa e rapida in Medio Oriente ha spinto gli investitori a cercare coperture, accelerando gli acquisti per precauzione. È questa complessa miscela di meteorologia, logistica e politica ad aver innescato la crescita, protrattasi per sei sedute consecutive, con una volatilità in netto rafforzamento.
Un mercato nervoso e le ripercussioni attese
Il movimento rialzista, concentrato soprattutto sulla curva dei prezzi a breve termine, ha fatto registrare nell'arco dell'ultima settimana una performance complessiva vicina al +20%, segno di un mercato particolarmente nervoso e reattivo a qualsiasi notizia. Gli scambi si sono focalizzati massicciamente sulle scadenze front-month, mentre l'attenzione rimane alta sui sviluppi delle operazioni di manutenzione in Norvegia e, soprattutto, sull'evoluzione di una situazione internazionale delicatissima. L'impennata dei future, benché ancora contenuta in valori assoluti se paragonata ai picchi storici, rappresenta un campanello d'allarme per un sistema energetico europeo che, nonostante i riempimenti record degli stoccaggi nella stagione calda, dimostra di rimanere sensibile a shock improvvisi, siano essi dettati dalla natura o dalle decisioni degli uomini.




