La Borsa del 19 febbraio, Europa in rosso con l'ipotesi di attacchi Usa in Iran
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Redazione Economia
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Il fantasma di un conflitto armato tra Stati Uniti e Iran, una prospettiva che torna a gettire la sua ombra inquietante sui mercati globali, ha risucchiato gli indici del Vecchio Continente in territorio negativo. Le principali piazze finanziarie europee, dopo aver lambito i massimi storici nelle sedute precedenti, hanno chiuso le contrattazioni di giovedì 19 febbraio con il segno meno, vittime di una duplice morsa: da un lato, l'escalation verbale e militare tra Washington e Teheran, dall'altro, una raffica di trimestrali aziendali che hanno deluso le aspettative degli analisti, riaccendendo l'incertezza sul reale stato di salute dell'economia reale -1.
Piazza Affari, come spesso accade in fasi di turbolenza, si è rivelata la più vulnerabile del lotto, archiviando la giornata con un ribasso dell'1,22 per cento che l'ha condannata alla maglia nera d'Europa -2. Male anche Francoforte, in flessione dello 0,93 per cento, e Madrid, mentre Parigi è riuscita a contenere i danni fermando il proprio calo allo 0,36 per cento e Londra a -0,55 per cento -2. Una correzione, quella odierna, che gli operatori leggono come un ritorno della prudenza dopo i recenti rally, ma che porta con sé il peso specifico di variabili geopolitiche difficilmente decifrabili nel breve termine.
Il settore energetico e le trimestrali deludenti zavorrano i listini
A trainare verso il basso le Borse hanno contribuito in maniera determinante le performance deludenti di alcuni colossi industriali del continente. Nel settore aeronautico, Airbus ha ceduto circa il cinque per cento dopo la pubblicazione di conti giudicati opachi e accompagnati da indicazioni caute per l'esercizio in corso, un segnale che ha raffreddato gli entusiasmi sul comparto -4. Analogamente, il Titolo Renault è scivolato di quasi il 5,8 per cento, trascinando con sé l'intero comparto automotive in un vortice ribassista che non ha risparmiato Stellantis, in calo del 4,21 per cento a Milano -2. Oltremanica, il gigante minerario Rio Tinto ha perso circa il 3,5 per cento, risentendo a sua volta di risultati inferiori alle attese -4. Sul fronte opposto, Piazza Affari ha assistito alla performance straordinaria di Tenaris, balzata del 9,48 per cento grazie a conti trimestrali oltre le previsioni, un'isola felice in un mare di vendite che ha premiato anche Eni, in rialzo dell'1,39 per cento, e Leonardo, che ha guadagnato l'1,89 per cento -2.
Fincantieri affonda dopo il collocamento, vendite su Enel e A2A
Giornata da incubo per Fincantieri, che ha terminato le negoziazioni con un crollo dell'11,84 per cento, scivolando sotto i quindici euro per azione -2. Il pesante ribasso è una diretta conseguenza del collocamento accelerato del dieci per cento del capitale, avvenuto alla vigilia a un prezzo di 15,32 euro per azione tramite una procedura di accelerated bookbuilding che, pur avendo registrato una domanda di molto superiore all'offerta, ha di fatto fissato un nuovo prezzo di riferimento per il mercato -3-8. L'operazione, finalizzata a incrementare il flottante e la flessibilità finanziaria della società, ha finito per penalizzare il titolo, che ha scontato lo sconto medio dell'aumento di capitale -3. Parallelamente, hanno pesato sull'indice milanese anche i segni meno del settore energetico, con Enel in flessione del 3,59 per cento, A2A del 2,2 per cento ed Erg del 3,29 per cento, penalizzate dall'approvazione del decreto bollette e dalle sue implicazioni regolatorie -2. A sostenere, seppur marginalmente, il listino ci hanno pensato anche i petroliferi, con l'ottima performance di Tenaris a fare da traino -1.
Il petrolio sale ai massimi da agosto, banche in difficoltà
Le accresciute tensioni in Medio Oriente, con l'ipotesi concreta di attacchi statunitensi in Iran che ha spinto gli Stati Uniti a intensificare le attività militari nella regione, hanno inevitabilmente riverberato i propri effetti sul prezzo delle materie prime -5-7. Il greggio, in particolare, ha visto un deciso rialzo, tornando a quotare sui livelli massimi dallo scorso agosto, un movimento che se da un lato sostiene i titoli del settore energetico, dall'altro riaccende i timori inflazionistici e frena la propensione al rischio -7. Lo spread tra BTP e Bund tedesco ha chiuso in deciso rialzo a +64 punti base, con il rendimento del decennale italiano attestato al 3,35 per cento -1. In questo clima di avversione al rischio, nemmeno il comparto bancario ha retto: l'indice di settore a Piazza Affari ha registrato una flessione dell'1,64 per cento, complici le preoccupazioni per un possibile rallentamento economico indotto dalle tensioni geopolitiche e dalle prospettive di tassi di interesse ancora incerte -6.




