Morto al fronte il comandante russo Denis Kapustin, combatteva per l'Ucraina. «Ucciso da un drone»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Denis Kapustin, il comandante del dei volontari russi, è stato ucciso in un’azione di combattimento sul fronte di Zaporizhzhia, come reso noto dal suo stesso gruppo attraverso un canale Telegram. La morte del leader, avvenuta per l’impatto di un drone nemico, chiude la parabola di una figura controversa, passata dall’hooliganismo e dal suprematismo bianco al comando di una milizia composta da cittadini russi che, in aperta opposizione al Cremlino, hanno scelto di imbracciare le armi a fianco dell’Ucraina. Kapustin, che utilizzava lo pseudonimo di “WhiteRex”, aveva fondato il corpo nel 2022, partecipando successivamente a incursioni militari in territorio russo, da Bryansk alla più recente operazione nella regione di Kursk.

Un passato tra sport e estrema destra

La biografia del comandante, prima ancora della sua militanza nel conflitto, era segnata da una profonda adesione a ideologie dell’estremismo di destra, cosa che lo rese noto in diverse capitali europee. Il nome “WhiteRex”, adottato pubblicamente, rimandava esplicitamente a concetti di supremazia bianca, mentre la sua attività si articolava tra l’organizzazione di eventi di arti marziali miste e legami con frange hooligan, un percorso che ne definiva il profilo ben prima della guerra. Questa militanza, che alcuni osservatori avevano seguito con attenzione, costituiva una parte integrante della sua identità, sebbene, negli ultimi due anni, fosse stata assorbita e ridefinita dalla lotta armata contro il governo di Mosca.

Le azioni militari oltre confine

Sotto la guida di Kapustin, il dei volontari russi si era reso protagonista di azioni clamorose, capaci di forzare temporaneamente i confini della Russia e attirare l’attenzione della cronaca internazionale. Già nel 2023, unitamente alla Legione “Svoboda”, il gruppo aveva condotto un’incursione nella regione di Belgorod, occupando per alcune ore porzioni di territorio nazionale russo in quella che fu definita una sorta di “prequel” delle operazioni più ampie avvenute successivamente. Queste incursioni, seppur limitate nell’estensione geografica e nella durata, rappresentavano un colpo simbolico significativo, dimostrando la vulnerabilità dei confini e l’esistenza di una resistenza armata interna, seppur esiliata, al potere di Vladimir Putin.

La morte in combattimento a Zaporizhzhia

La fine del comandante è giunta durante una missione sul campo, in un settore del fronte meridionale dove gli scontri si sono intensificati. La comunicazione ufficiale del suo gruppo, che ne ha annunciato la scomparsa definendola “eroica”, ha evitato di fornire dettagli operativi specifici, limitandosi a indicare il mezzo, un drone, che ne ha causato la morte. L’episodio, al di là delle inevitabili ripercussioni sul morale della formazione, solleva interrogativi sul futuro operativo del dei volontari russi, privato del suo leader fondatore e figura carismatica, in un momento di grande pressione militare lungo l’intera linea del fronte.

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