Cocaina nascosta tra le noccioline, maxi sequestro da 70 milioni a Gioia Tauro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Tra i mille sacchi di noccioline, in apparenza un normale carico di derrate alimentari in transito dal Sud America verso l’Europa dell’Est, si celava un carico di morte del valore di svariati milioni. Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, i giorni scorsi, hanno intercettato al porto di Gioia Tauro quella che non esitano a definire una delle partite di stupefacente più ingenti degli ultimi tempi: quattrocento panetti, perfettamente sigillati e occultati, per un peso complessivo che supera i quattrocentotrentacinque chilogrammi. Una meticolosa attività di controllo, condotta sui container in entrata nello scalo calabrese – da anni vero e proprio barometro dei traffici illeciti internazionali – ha permesso di stanare il narcotico prima che potesse proseguire il suo viaggio verso i mercati di destinazione, dove sarebbe stato smerciato per un valore stimato di almeno settanta milioni di euro.

La metodologia del nascondiglio

La scelta di utilizzare noccioline come merce di copertura non è casuale, ma risponde a una precisa strategia logistica delle organizzazioni criminali, le quali puntano su prodotti dall’odore intenso e dalla consistenza granulosa per confondere i cani antidroga e distrarre i sistemi di scansione più superficiali. Una tecnica, questa, che si affianca ad altre già riscontrate nello stesso snodo portuale, dove di recente i narcos hanno tentato di celare partite di cocaina persino dentro container di polpi e gamberoni congelati. Operazioni che, sebbene ingegnose, finiscono regolarmente per scontrarsi con la professionalità e la tecnologia delle forze dell’ordine, le quali, analizzando le rotte commerciali e incrociando i dati, riescono spesso a isolare i carichi sospetti su cui concentrare le ispezioni più approfondite.

Il contesto di un porto strategico

Il sequestro, per quanto eccezionale nella sua entità, si inserisce in un quadro di attività repressiva costante che fa di Gioia Tauro un avamposto cruciale nella lotta al narcotraffico globale. Solo nel corso dell’anno in corso, la quantità totale di droga sequestrata presso le banchine di questo scalo ha superato di gran lunga le cinque tonnellate, toccando un valore complessivo di circa seicentocinquanta milioni di euro. Cifre da capogiro, che da un lato fotografano l’enorme appetito dei mercati illeciti europei, e dall’altro testimoniano l’incessante flusso di merci, legali e non, che passa per il Mediterraneo. Un traffico che le organizzazioni cercano di governare, spesso infiltrandosi nelle pieghe dell’economia legale e sfruttando le complessità della catena logistica internazionale.

Le indagini proseguono

Mentre la droga è stata posta sotto sigillo e verrà presto distrutta, le indagini non si fermano. Gli investigatori stanno ora risalendo la filiera del carico, esaminando la documentazione di trasporto e le società coinvolte nell’import-export, nella speranza di identificare i vertici dell’operazione e i destinatari finali della merce. Si tratta di un lavoro di intelligence meticoloso, che parte dal controllo fisico delle merci per arrivare a smantellare le strutture finanziarie e operative dei clan. Un’attività resa possibile anche dalla collaborazione internazionale, considerato che il carico, partito da un paese latinoamericano e diretto verso l’Europa orientale, conferma come le rotte della cocaina siano ormai ramificate a livello planetario, con nodi logistici che spesso coincidono proprio con i grandi porti container, dove il volume di scambio rende più facile mimetizzare i carichi illeciti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.