Il decreto bollette e l’allarme di Tabarelli: “Rincari al 15%, il provvedimento è già stato bruciato dalla guerra”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La finestra temporale per evitare conseguenze economiche devastanti, a seguito dell’escalation militare in Medio Oriente e del coinvolgimento diretto degli Stati Uniti di Donald Trump e di Israele contro l’Iran, sarebbe sorprendentemente ristretta. A lanciare l’allarme, analizzando la fragilissima congiuntura energetica, è Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia, nonché docente universitario, il quale dipinge uno scenario a tinte fosche per famiglie e imprese italiane. Il nodo cruciale, come spiega l’esperto, risiede nella durata del conflitto: se questo dovesse esaurirsi nell’arco di due, massimo tre settimane, la situazione, sebbene complessa, potrebbe ancora essere gestita senza traumi irreversibili. Qualora invece la crisi dovesse protrarsi oltre, le ripercussioni si trasformerebbero in “problemi molto seri”, con un impatto diretto e immediato sulle bollette di luce e gas, il cui incremento, secondo le stime di Nomisma Energia, potrebbe attestarsi attorno al 15%.

L’illusione del decreto energia e il peso del conflitto

Il provvedimento varato dal governo, un decreto pensato con una chiara finalità di sostegno sociale per calmierare i costi energetici, si trova ora a fare i conti con una realtà geopolitica che ne ha rapidamente eroso l’efficacia. Le misure in esso contenute, che puntavano a intervenire sulla formazione del prezzo dell’energia, rischiano di essere vanificate dall’impennata delle quotazioni internazionali delle materie prime innescata dalle ostilità. Il meccanismo, che prevede tra l’altro l’aumento di due punti percentuali dell’Irap per le aziende energetiche – una stangata da circa un miliardo in tre anni destinata a coprire i tagli per le piccole e medie imprese – si scontra con un paradosso: i gestori della rete elettrica e del gas, che già subiscono questa pressione fiscale, potrebbero vedere aggravata la loro posizione in un contesto di mercato già tesissimo. Una delle misure più significative, lo sro del costo degli Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili come l’idroelettrico e il solare, rappresenta una scommessa. Questa norma, pensata per abbassare i costi, dovrà infatti superare il vaglio della Commissione Europea, dato che contrasta con le regole del mercato integrato continentale e rischia di essere bocciata come aiuto di Stato incompatibile.

Il nodo delle rinnovabili e l’allarme di Confagricoltura

In questo quadro di incertezza, si inserisce la preoccupazione del settore agricolo, che vede nelle fonti rinnovabili non solo una voce di costo, ma una risorsa strategica per il paese. Confagricoltura ha lanciato un monito chiaro: l’Italia non può e non deve rinunciare al contributo delle energie pulite, una produzione elettrica nazionale al 100% e dalla forte valenza ambientale, che rappresenta un pilastro per l’economia agricola e per la vitalità delle aree interne. In un contesto geopolitico instabile come quello attuale, dove il prezzo del gas subisce oscillazioni violente, limitare o ostacolare lo sviluppo delle rinnovabili significherebbe privarsi di un fondamentale ammortizzatore contro i futuri aumenti. L’efficacia stessa del decreto bollette, che mira a ridurre i costi in bolletta, viene quindi messa in discussione dalla dipendenza da fonti fossili importate, il cui prezzo è per sua natura volatile e soggetto a shock esterni come il conflitto in corso.

Le criticità strutturali di una norma già vecchia

Il decreto energia, al di là delle dichiarazioni di intenti, presenta diverse insidie che potrebbero minarne la tenuta. L’aumento dell’Irap, oltre a colpire i gestori di rete, rischia di tradursi in un effetto boomerang, scaricando ulteriori costi a valle sulla filiera. Ma è forse la riforma del meccanismo Ets a rappresentare il tallone d’Achille dell’intero impianto normativo. La volontà di disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, e in particolare di sterilizzare il costo delle emissioni per le rinnovabili, si scontra con una realtà complessa: Bruxelles difficilmente potrebbe accettare una modifica unilaterale delle regole di mercato che distorce la concorrenza. La stessa propaganda che aveva accompagnato la presentazione del decreto, con la presidente del Consiglio che lo descriveva come una soluzione quasi magica, si è infranta contro l’aumento del prezzo del barile. Matteo Salvini, vicepremier, ha già parlato del rischio di una paralisi dei cantieri, un effetto domino che colpirebbe settori chiave, incluso il Ponte sullo Stretto di Messina, dimostrando come un provvedimento nato con l’obiettivo di dare ossigeno all’economia rischi di trasformarsi in un ulteriore fattore di crisi se non accompagnato da una stabilità internazionale che, oggi, appare quanto mai precaria.

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