Leone XIV a Madrid: l’incontro privato con sei vittime di abusi e la richiesta ai vescovi: “ascolto e riparazione”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Madrid. L’appuntamento, come era stato anticipato nei giorni precedenti dalla Sala Stampa della Santa Sede, era tra i più attesi e, al contempo, più delicati dell’intero viaggio apostolico in terra iberica. Nel pomeriggio dell’8 giugno, presso la Nunziatura Apostolica, Papa Leone XIV ha ricevuto sei persone che hanno subito abusi da parte di membri del clero e della Chiesa spagnola; con loro, erano presenti anche alcuni operatori ecclesiali impegnati nell’assistenza alle vittime, un dettaglio che sottolinea la volontà di non lasciare sole le persone nel percorso di ricostruzione.

Il colloquio, che è durato quasi un’ora, si è svolto a porte chiuse, lontano dai riflettori, e secondo quanto riferito dal Vaticano, ciascuno dei presenti, partendo dalle proprie dolorose vicende personali, ha offerto al Pontefice alcune proposte concrete per rendere più efficace la risposta della Chiesa di fronte a drammi di tale portata.

Un’ora di ascolto e la promessa di una chiesa “luogo sicuro”

Leone XIV, che durante il volo da Roma aveva già definito la piaga degli abusi “una ferita ancora aperta”, ha ascoltato con attenzione quelle testimonianze, assicurando la sua vicinanza e quella dell’intera comunità ecclesiale. L’impegno, come si legge nella nota diffusa successivamente, è affinché quelle proposte diventino un fondamento per ulteriori sforzi, nella prospettiva che la Chiesa possa realmente configurarsi come un luogo sicuro e spiritualmente sano; un ambiente, insomma, dove quelle stesse ferite possano finalmente trovare conforto e guarigione.

Non è il primo incontro di questo genere per il Papa americano: già in passato, lo scorso ottobre, aveva incontrato i membri di ECA Global, e a febbraio aveva ascoltato la storia di David Ryan, vittima di violenze in un college di Dublino.

L’appello ai vescovi: “verità, giustizia e riparazione”

A poche ore da quel faccia a faccia, sempre nella giornata di lunedì, lo stesso Pontefice aveva incontrato i vescovi spagnoli riuniti nella sede della Conferenza Episcopale, che in questi giorni celebra i suoi sessant’anni. Di fronte ai presuli iberici, Leone XIV è stato netto: di fronte a questa piaga – quella di chi è stato ferito proprio da chi doveva prendersi cura di loro, ha detto – la Chiesa è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia e la riparazione.

Ha insistito sulla necessità di un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella costruzione di una “cultura della cura”, un termine che riecheggia le linee guida del suo magistero, perché ogni persona ferita – e su questo non ha transigito – deve poter trovare accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione.

Le polemiche parallele e la battaglia sui risarcimenti

Se l’incontro nella Nunziatura è stato descritto dalla Santa Sede come un momento di grande ascolto (la nota cita testualmente che “le vittime hanno sentito che il Papa si è fatto carico del loro dolore”), all’esterno non sono mancate le polemiche. Diverse associazioni di sopravvissuti, escluse da questo faccia a faccia, hanno sollevato critiche riguardo ai criteri di selezione dei partecipanti, lamentando una mancanza di rappresentatività.

Al centro del dibattito, alimentato anche da alcune dichiarazioni pubbliche di chi è stato ricevuto, resta il nodo scottante dei risarcimenti economici: un terreno, quello della riparazione materiale, sul quale la Chiesa spagnola mostra ancora profonde resistenze nonostante i protocolli firmati con il governo, e dove il Pontefice ha chiesto un cambio di passo netto rispetto al semplice “ascolto” formale.

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