Next generation e private banking, un potenziale inespresso da coltivare

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La ricchezza privata in Italia vive una fase di transizione evidente, caratterizzata da una polarizzazione che vede, da un lato, ingenti patrimoni concentrati nelle mani di una fascia d’età più matura e, dall’altro, generazioni più giovani con disponibilità finanziarie attuali spesso più limitate. In questo contesto, la cosiddetta next generation, ossia i figli degli attuali clienti o i nuovi ricchi under 40, rappresenta oggi circa il 21% della clientela del private banking nazionale, una quota che, pur essendo ancora minoritaria, viene percepita dagli operatori del settore come un serbatoio di potenziale inespresso e destinata a diventare uno dei principali motori di trasformazione dell’intero comparto. Gli stessi private banker, del resto, registrano livelli di interesse medio-alti da parte di questi clienti verso il sistema bancario, un segnale che lascia intravedere ampi margini di ingaggio futuro, da sviluppare con approcci e strumenti innovativi.

Una strategia che guarda oltre l’oggi

La sfida, per gli istituti, non si limita quindi a servire la ricchezza esistente ma consiste nel costruire relazioni solide con coloro che saranno i protagonisti della creazione e della gestione del patrimonio domani. Paola Pietrafesa, amministratore delegato di Allianz Bank Financial Advisors, sottolinea come la strategia della sua banca guardi deliberatamente al futuro, puntando a conquistare quei quarantenni inclini al digitale e destinati, in molti casi, a ereditare grandi patrimoni. Si tratta, in sostanza, di definire una roadmap che vada oltre la semplice gestione finanziaria, anticipando bisogni e aspettative di una clientela la cui mentalità d’investimento e i cui canali di relazione sono profondamente mutati rispetto al passato.

Costruire portafogli per il lungo periodo

L’attenzione alle nuove generazioni si riflette naturalmente anche nella composizione degli investimenti proposti. Andrea Enrico Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, osserva come i giovani tendano a investire di più in azionario e meno in obbligazioni, un approccio che i banker devono saper interpretare e guidare. La costruzione dei portafogli, spiega, guarda sempre più a orizzonti di lungo periodo e alle esigenze delle dinastie future, perché l’obiettivo ultimo del private banking moderno è accompagnare le famiglie non solo nella costruzione dei progetti di vita ma anche nella complessa gestione del passaggio intergenerazionale della ricchezza, un processo delicato che richiede competenze finanziarie, fiscali e, non ultime, relazionali.

L’importanza di un osservatorio dedicato

Proprio per analizzare queste dinamiche in evoluzione, strumenti come l’Osservatorio Private Banking promosso da LIUC Business School e Banca Generali diventano fondamentali. Il loro decimo rapporto annuale, presentato di recente a Milano, conferma la centralità del tema next gen per il futuro del settore, offrendo analisi e spunti su come intercettare questo potenziale. Si delinea, insomma, un panorama in cui il successo degli istituti dipenderà sempre più dalla capacità di dialogare con due generazioni spesso molto diverse tra loro, integrando la solida esperienza rivolta alla clientela tradizionale con una visione innovativa e proattiva capace di parlare ai futuri eredi della ricchezza.

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