Tanti turisti, pochi incassi: la ristoratrice di Cagliari contro il turismo al risparmio
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Redazione Interno
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L'estate 2026, che pure si era annunciata con numeri da record per il turismo in Sardegna, si sta rivelando un paradosso amaro per chi lavora nella ristorazione. Le prenotazioni sono in crescita, i flussi turistici non accennano a diminuire, eppure gli scontrini dei ristoranti raccontano una storia ben diversa, fatta di cali di consumi che in alcuni casi raggiungono il 40%.
A fotografare questa contraddizione è Pamela Solinas, titolare del ristorante-pizzeria L'Oca Bianca di Cagliari, che ha deciso di alzare la voce per denunciare una tendenza ormai consolidata: quella del turista che arriva, consuma il minimo indispensabile e se ne va, lasciando poco o nulla nelle casse degli esercenti. Il suo sfogo, riportato da diverse testate, ha acceso un dibattito sul modello turistico dell'isola e sulla qualità dei visitatori che si sceglie di attrarre.
Il paradosso dell'estate 2026: presenze in aumento, incassi in caduta libera
«Quest'anno i clienti consumano decisamente meno. Capita che in quattro ordinino due pizze e un'insalata, oppure addirittura una sola pizza e una bottiglia d'acqua». Con queste parole Pamela Solinas descrive la nuova, deprimente routine delle serate estive nel suo locale. Una routine che ha costretto lei e tanti colleghi a rivedere i bilanci, con un'estate che, nonostante l'alto numero di presenze, si appresta a chiudere in forte rosso.
Il fenomeno è stato ribattezzato "mordi e fuggi", una sorta di turismo lampo che si consuma in fretta e non prevede più il classico rito della cena con antipasto, primo, secondo e vino. A corroborare il malumore degli operatori del settore arrivano anche i dati di Confesercenti e Confcommercio, che parlano di una contrazione dei consumi nella ristorazione oscillante tra il 20 e il 25%, con punte fino al 40% in alcune aree specifiche dell'isola.
Un crollo verticale che stride con l'entusiasmo generato dai numeri delle prenotazioni e che getta un'ombra sinistra sul reale indotto economico del turismo.
«Siamo un ristorante, non un bar»: lo sfogo della titolare de L'Oca Bianca
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'episodio di due turiste polacche, arrivate al ristorante per ordinare due spritz e un antipasto da nove euro da dividere. Una consumazione da bar, in un locale che di bar ha solo il bancone e che, come sottolinea la Solinas, ha i costi di gestione di un ristorante.
«A quel punto ho dovuto chiedere loro di lasciare il tavolo» ha raccontato la titolare, sottolineando come spesso la sala possa anche riempirsi, ma per raggiungere lo stesso fatturato degli anni precedenti si debba aumentare vertiginosamente la rotazione dei coperti. Un meccanismo insostenibile che porta i ristoratori a preferire, come ha dichiarato la stessa Solinas, «qualche coperto in meno ma con consumi normali», piuttosto che tavoli pieni che ordinano una pizza in quattro e una bottiglia d'acqua.
La rinuncia più evidente, e dolorosa per il portafoglio dei ristoratori, è quella al vino, spesso il vero margine di guadagno di una cena, la cui vendita ha subito un crollo verticale.
Le cause del crollo: il turista dell'Est, gli affitti brevi e la crisi del potere d'acquisto
Dietro a questo cambiamento radicale delle abitudini dei vacanzieri si celano diverse concause. In primo luogo, come sottolinea la stessa Solinas, c'è un cambiamento nella tipologia di turista che frequenta l'isola: quest'anno c'è stato un calo significativo di inglesi, storicamente considerati spendaccioni, e un aumento di visitatori provenienti dai Paesi dell'Est Europa, che mediamente hanno una capacità di spesa più bassa. A questo si aggiunge l'impatto devastante del boom degli affitti brevi.
Sempre più turisti, infatti, preferiscono affittare un appartamento o una stanza in un B&B e poi recarsi al supermercato per acquistare cibo da asporto o gastronomia, consumando i pasti in camera. Un fenomeno che, come raccontano gli stessi gestori di B&B, è facilmente riscontrabile nella grande quantità di rifiuti lasciati dagli ospiti.
A pesare, infine, è anche la generale contrazione del potere d'acquisto: gli stipendi non aumentano e il turista medio, come ha spiegato il direttore regionale di Confesercenti Gian Battista Piana, è sempre più attento a come spende i propri soldi.
Un problema di modello turistico: la domanda di una clientela più selettiva
La situazione descritta dalla titolare de L'Oca Bianca non è un caso isolato, ma il sintomo di un problema strutturale che riguarda l'intera strategia turistica della Sardegna. Come ha sottolineato lo stesso assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu, il quadro è complesso e fatto di fattori che si sono sommati. Per Pamela Solinas, è necessario porsi delle domande precise sulla direzione che si vuole intraprendere.
«Bisognerebbe anche chiedersi quale clientela vogliamo portare e con quale capacità di spesa» ha dichiarato, aprendo una riflessione sulla pianificazione dei collegamenti aerei e sui mercati a cui si sceglie di rivolgersi. Lo stesso monito arriva anche da Emanuele Frongia, presidente regionale della Fipe Confcommercio, secondo cui la ristorazione deve necessariamente interrogarsi sull'offerta e specializzarsi per attrarre un tipo di turista più adatto alle proprie esigenze.
Un richiamo a non accontentarsi dei numeri delle presenze, ma a puntare a un turismo di qualità che sia in grado di generare un reale valore economico per il territorio.
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