Il futuro industriale di Termoli tra incognite e timide conferme
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Redazione Economia
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Lo stabilimento Stellantis di Termoli, un tempo modello di produzione innovativa negli anni ’80, oggi naviga in acque agitate. Le incertezze pesano come macigni: l’abbandono progressivo della produzione dei motori Fire e il congelamento del progetto di gigafactory, giustificato dal presidente John Elkann con i costi energetici eccessivi in Italia, hanno gettato ombre sul futuro del sito. L’unico dato certo, per ora, è l’avvio, nel primo semestre del 2026, della produzione di cambi automatici a doppia frizione per veicoli ibridi.
Intanto, la Regione ha pubblicato un avviso da 6 milioni di euro rivolto ai lavoratori cassaintegrati, un tentativo di tamponare gli effetti sociali di una transizione che procede a singhiozzo. A San Nicola di Melfi, intanto, l’assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo ha fatto visita allo stabilimento per verificare lo stato dei programmi legati alla nuova Jeep Compass, che dal prossimo settembre uscirà in tre versioni: full electric, ibrida e mild hybrid. Seguiranno, a marzo 2026, la DS7 ibrida e, a giugno, la nuova Lancia Gamma.
Ma il quadro occupazionale resta fragile. Stellantis ha già portato a termine un piano di esuberi volontari, con incentivi che in alcuni casi hanno superato i 100.000 euro, riducendo il personale italiano di circa un migliaio di unità. Un costo di un miliardo, come riportato nella relazione finanziaria 2024. Ora, però, si parla di altri 200 possibili licenziamenti a Mirafiori, anche se l’azienda valuta la possibilità di reintegrare alcuni dipendenti.




