Shai Gilgeous-Alexander cancella Wilt Chamberlain dai libri dei record dopo 63 anni
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Redazione Sport
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La notte del Paycom Center, quella in cui gli Oklahoma City Thunder hanno avuto la meglio sui Boston Celtics per 104 a 102, resterà negli annali della pallacanestro professionistica americana per un motivo ben preciso, un motivo che va al di là della semplice vittoria, per quanto prestigiosa fosse contro la squadra che nel 2024 aveva vinto il Titolo. Shai Gilgeous-Alexander, il canadese che nell'ultima stagione si era già portato a casa il premio di MVP, ha scritto una pagina di storia scavando un solco profondo tra sé e il passato, un solco che tiene insieme numeri e leggenda. Il suo nome, da giovedì sera, è ufficialmente da solo in cima a una classifica che sembrava intoccabile: quella delle partite consecutive con almeno 20 punti segnati. La striscia, quella vera, è arrivata a 127, e per trovare un termine di paragone bisogna tornare a un’era in cui il basket era un altro sport, giocato con scarpe di tela e regole diverse, quando Wilt Chamberlain, fermo a 126, dominava in lungo e in largo per i Philadelphia Warriors prima e per i San Francisco Warriors poi, tra il 1961 e il 1963.
La cavalcata iniziata nell’autunno del 2024 e il sorpasso sui Celtics
Chi si aspettava che la pressione potesse giocare un brutto scherzo al ventisettenne di Hamilton, in Ontario, è rimasto deluso. Perché se è vero che la striscia è iniziata quasi in sordina il primo novembre del 2024 con una trentina di punti rifilata ai Portland Trail Blazers, è altrettanto vero che da allora Gilgeous-Alexander non ha mai smesso di martellare, con una continuità che rasenta l’assurdo se si considera il logorio fisico e mentale di una lega come l’NBA. Contro Boston, l’attuale MVP in carica ne ha messi a referto 35, conditi da nove assist e sei rimbalzi, con un impressionante 13 su 18 dal campo che testimonia lo stato di grazia in cui versa ormai da mesi. Il momento clou, quello che ha ufficialmente rotto l’equilibrio con il passato, è arrivato nel cuore del terzo quarto: un jumper dalla media distanza, scoccato con la freddezza che contraddistingue i campioni veri, gli ha permesso di valicare quella soglia psicologica e statistica dei 20 punti, facendo esplodere la folla e consegnandolo alla storia.
Per capire la portata dell’impresa, che si inserisce in una settimana pazienza per quanto riguarda i primati offensivi — dopo gli 83 punti segnati da Bam Adebayo con i Miami Heat — bisogna considerare il contesto. Gilgeous-Alexander non è solo un realizzatore puro, e lo dimostrano le giocate difensive e i tre stopponi messi a referto nella stessa partita, ma è il motore di una squadra che è campione in carica e che viaggia con il miglior record della lega. La sua media, dall’inizio di questa cavalcata che ormai dura da più di quattrocento giorni, viaggia intorno ai 32,5 punti a serata, con picchi che hanno incluso cinque gare da 50 punti e diciotto da almeno 40. E pensare che l’ultima volta in cui era rimasto sotto i fatidici 20 risale al trenta ottobre del 2024, contro i San Antonio Spurs: una vita fa, in termini cestistici. L’uomo che ha infranto il record, del resto, ha sempre predicato coerenza e lavoro, e il suo allenatore Mark Daigneault, prima della partita, lo aveva descritto come un perfezionista, uno che non si accontenta mai e che trova i suoi stimoli da solo, senza bisogno che qualcuno dall’esterno vada a premere pulsanti.
Wilt Chamberlain e il confronto con un’era geologica fa
Il record che ora porta il nome di Gilgeous-Alexander apparteneva a Wilt Chamberlain da sessantatré anni, un’eternità per uno sport che cambia a velocità impressionante. Quella striscia, iniziata nell’ottobre del 1961, era sopravvissuta a generazioni di campioni, ai 72 gare consecutive di Kevin Durant e Michael Jordan, ai 79 di Oscar Robertson, ai 70 di Kareem Abdul-Jabbar. Chamberlain, allora, giocava tutte le partite, spesso fino allo sfinimento, e quella serie di 126 gare con almeno 20 punti includeva l’intera stagione 1961-62, quella della sua mitica partita da cento punti. Si interruppe solo il venti gennaio del 1963, quando con la maglia dei San Francisco Warriors venne espulso dopo appena quattro minuti sul parquet contro i St. Louis Hawks: un’uscita di scena fulminea, quasi banale, che paradossalmente rende ancora più affascinante la longevità del primato. Ora, a distanza di decenni, un playmaker canadese, longilineo e dall’apparente tranquillità, ha scalzato il più possente dei centri, dimostrando che la sostanza offensiva non è solo una questione di stazza o di ruolo.
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Description: Shai Gilgeous-Alexander segna 35 punti contro Boston e raggiunge 127 gare consecutive con almeno 20 punti, superando il record di Wilt Chamberlain che durava dal 1963.




