Il rito della porta sbattuta e la corona imperiale: re Carlo e il discorso che lega Londra alla Nato
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Redazione Esteri
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C’è un momento, nella liturgia parlamentare britannica, in cui la tradizione sembra voler dire molto più di quanto appare: la porta della Camera dei Comuni che si chiude in faccia al cosiddetto Black Rod, una sorta di messaggero cerimoniale della House of Lords, gli viene sbattuta letteralmente davanti prima che lui possa entrare. Quest’anno – come sempre del resto – il rito si è ripetuto puntuale, anticipando quello che resta uno degli appuntamenti cardine dell’agenda politica di Westminster, ovvero il “King’s Speech”. A pronunciarlo è stato re Carlo III, il quale ha letto un testo preparato dal governo, un programma legislativo per l’anno a venire, senza però mai sostituirsi nelle scelte all’esecutivo.
Poco prima che il sovrano lasciasse Buckingham Palace, alcuni simboli materiali della sua autorità, vale a dire la Corona Imperiale di Stato, la Spada di Stato e il Berretto di Manutenzione (il Cap of Maintenance), erano già stati adagiati con cura su cuscini di velluto per il trasporto. A fare da scrigno viaggiante è stata la lussuosa carrozza di Stato già appartenuta alla regina Alessandra, un dettaglio non secondario che sottolinea la stratificazione di memoria storica nella quale ogni gesto viene compiuto. Il corteo ha quindi raggiunto il Palazzo di Westminster, dove il Parlamento – riunito nella sua duplice componente di Lords e Comuni – attendeva l’arrivo del monarca.
La chiusura della porta in faccia al Black Rod non è un atto di scortesia, ma una replica secolare di una tensione mai sopita tra i due rami dell’istituzione: il rappresentante della Camera alta viene volutamente lasciato fuori, e solo dopo aver bussato tre volte con la sua asta nera (da cui deriva il nome, tra l’altro) gli viene concesso l’ingresso. Una volta dentro, può finalmente convocare i deputati affinché ascoltino il discorso del re. Tra le righe delle parole lette da Carlo III, il governo ha fatto filtrare le priorità strategiche: l’impegno nei confronti della Nato viene definito “incrollabile”, con un aumento costante della spesa per la difesa che non è più solo un’intenzione ma un passaggio scritto nel programma legislativo.
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