La piccola di Catanzaro esce dalla sedazione, il Gaslini: «Quadro neurologico promettente»
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Redazione Interno
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L’unica sopravvissuta a quella che, sulla carta, doveva essere una notte come tante in un condominio di via Zanotti Bianco, a Catanzaro, continua a lottare tra le mura dell’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova. La bambina di sei anni, precipitata nel vuoto assieme alla madre e ai due fratellini – un neonato di appena quattro mesi e un altro di quattro anni – ha superato un nuovo, delicato, scoglio clinico. Nella notte tra venerdì e sabato, i medici della terapia intensiva hanno provveduto a rimuovere i supporti della ventilazione mecnica, estubando la piccola e sospendendo la sedazione farmacologica.
Il bollettino medico: stabilità e monitoraggio neurologico
La direzione sanitaria dell’istituto ligure ha diffuso un aggiornamento cauto ma incoraggiante: il respiro, ormai, è autonomo. Nonostante la prognosi rimanga ufficialmente riservata – una precauzione d’obbligo visto il trauma subìto – i sanitari hanno voluto sottolineare come «il quadro neurologico appaia, al momento, promettente». Un’espressione, quest’ultima, che pesa come un macigno di speranza in una vicenda segnata invece dal lutto più assoluto. La priorità, ora, è il mantenimento della stabilità clinica; ogni sforzo dell’équipe è concentrato nel favorire le massime potenzialità di recupero, con un’attenzione maniacale rivolta proprio alla funzionalità cerebrale, la vera incognita dopo una caduta da un’altezza di diversi metri.
Le indagini e i funerali: la conferma dell’autopsia
Mentre la piccola si risveglia lentamente in Liguria, a Catanzaro si sono chiuse le ferite della cronaca giudiziaria e rituale del rito funebre. I corpi della madre, quarantaseienne, e dei due figli più piccoli sono stati restituiti alla terra dopo gli esami autoptici condotti dall’Università Magna Græcia. Le indagini medico-legali, guidate dalla professoressa Isabella Aquila, hanno fugato ogni residuo dubbio sulla dinamica: la caduta fu simultanea. La donna non lanciò i bambini, uno dopo l’altro, ma si gettò con loro, tenendoli forse in braccio, dal terrazzo del terzo piano. Una circostanza, questa, che conferma l’ipotesi del gesto estremo condiviso, escludendo la versione dell’omicidio plurimo seguito dal suicidio in due atti separati.
Il trasferimento d’emergenza e il supporto delle forze armate
La sopravvivenza della bambina, va ricordato, è frutto di una macchina perfetta della sanità d’urgenza. Trasferita dalla Calabria, dove era stata inizialmente stabilizzata nonostante la gravità delle lesioni, la piccola è stata affidata a una task force del Gaslini. Un medico e un infermiere della terapia intensica genovese sono volati giù per prenderla in carico direttamente sul posto, collaborando a stretto contatto con i colleghi calabresi già nelle ore precedenti la partenza. L’intera operazione, resa possibile dalla sinergia tra le due regioni, ha visto il fondamentale supporto del trentunesimo stormo dell’Aeronautica Militare, che ha allestito un vero e proprio volo-salvavita: un aereo trasformato, di fatto, in una camera asettica di rianimazione in quota.




