Cloudflare, la minaccia di lasciare l'Italia e la guerra alla pirateria della Serie A

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo scontro, che ha dell’inedito, tra l’authority delle comunicazioni e il colosso statunitense della sicurezza in rete è scoppiato in seguito alla sanzione, pari a quattordici milioni di euro, inflitta a Cloudflare per non essersi adeguata alle prescrizioni della piattaforma Piracy Shield. Una vicenda, questa, che vede al suo interno una spaccatura nella stessa Agcom e che ha portato il fondatore e amministratore delegato dell’azienda, Matthew Prince, a lanciare una serie di minacce sulle proprie intenzioni future riguardo al mercato italiano. Il manager, in un post pubblicato sulla piattaforma X, ha paventato la possibilità di un ritiro totale dal paese, prospettiva che comprenderebbe, tra le altre cose, la cessazione del supporto gratuito per la cybersecurity in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e la rimozione fisica dei server dal territorio nazionale.

La replica infuocata della Lega Serie A

A rispondere a tono, definendo quelle di Prince “un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità”, è stata direttamente la Lega Serie A, parte offesa nella battaglia contro la pirateria dello sportivo dal vivo. L’ente, che ha coinvolto nelle sue repliche sui social anche figure di rilievo internazionale come il vicepresidente statunitense J.D. Vance, ha categoricamente negato che la multa abbia a che fare con una qualsiasi forma di censura del web. “La sanzione comminata da Agcom, perfettamente motivata – si legge nella loro dichiarazione – non ha nulla a che vedere con la censura di internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d'autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi”. Una presa di posizione netta, che delinea il confine tra la tutela della proprietà intellettuale e la libertà della rete, terreno su cui le parti si accusano reciprocamente di operare in malafede.

L’offensiva legale diretta contro gli utenti finali

Parallelamente alla vertenza con i provider, la lotta condotta dalla Serie A contro la diffusione illecita dei propri contenuti ha imboccato una strada più aggressiva, che punta direttamente al singolo utilizzatore. L’amministratore delegato Luigi De Siervo ha confermato l’invio di duemila lettere di richiesta risarcitoria, del valore di mille euro ciascuna, a individui identificati dalla Guardia di Finanza per aver fruito di piattaforme pirata. “Qui non si chiede a nessuno di censurare contenuti – ha chiarito De Siervo –, ma solo di impedire che determinate infrastrutture siano utilizzate per attività illegale”. Una strategia che, oltre a colpire gli intermediari tecnologici, mira a creare un deterrente psicologico ed economico nella platea di chi, navigando in siti non autorizzati, viola i diritti d’autore.

Le implicazioni di una possibile uscita

La prospettiva, per quanto estrema, di un abbandono dell’Italia da parte di Cloudfare solleva interrogativi non banali sulle conseguenze per la stabilità digitale del paese. L’azienda, che fornisce servizi essenziali di protezione e distribuzione dei contenuti a una vasta gamma di siti e portali, ha un’infrastruttura radicata; la sua eventuale rimozione comporterebbe, necessariamente, un periodo di transizione complesso per molti servizi online. Il braccio di ferro giudiziario e politico, dunque, si svolge su un piano che va ben oltre la questione dei diritti televisivi del calcio, toccando nervi scoperti della sovranità digitale e della capacità di attrarre investimenti tecnologici, in un momento in cui l’amministrazione del presidente Trump guarda con attenzione agli sviluppi delle politiche internet dei partner alleati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.