Soldati israeliani uccidono due palestinesi disarmati a Jenin, il video mostra l'epilogo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un video, la cui crudezza risiede nella sequenza inesorabile dei gesti, ha documentato giovedì l'uccisione di due uomini palestinesi, apparentemente disarmati e in stato di resa, da parte di militari israeliani durante un'operazione a Jenin, città della Cisgiordania settentrionale che da mesi è teatro di raid militari. Le immagini, diffuse da un'emittente televisiva locale e riprese da altri network, mostrano i due individui uscire da un edificio, circondato da forze armate pesantemente equipaggiate, dopo che la saracinesca d'ingresso è stata divelta col metodo brutale della ruspa. Quello che si dipana dopo è un protocollo di resa, purtroppo familiare in quei territori, che i due eseguono con un gesto quasi istintivo, alzando le magliette per dimostrare l'assenza di esplosivi addosso, per poi stendersi a terra come intimato. La dinamica successiva, privata del sonoro nel filmato reso pubblico, subisce una brusca e fatale deviazione quando i soldati, senza una motivazione visibile, sembrano ordinarne il rientro nel magazzino, per poi aprire il fuoco con le armi automatici e causarne la morte, mentre la saracinesa viene fatta crollare sui loro corpi.

Le reazioni immediate e l'indagine annunciata

L'episodio, che le autorità palestinesi non hanno esitato a definire una "esecuzione a sangue freddo", ha immediatamente attirato l'attenzione internazionale, trovando un commento tranchant da parte di un esponente del governo israeliano, il quale ha elogiato l'operato dei militari, affermando che "i terroristi devono morire" e che i soldati hanno agito come previsto. Una posizione, questa, che si staglia in netto contrasto con la rappresentazione offerta dal filmato, il quale ritrae individui che non sembrano rappresentare una minaccia imminente nel momento in cui vengono colpiti. L'esercito israeliano, dal canto suo, ha dichiarato di aver avviato un'indagine interna sull'accaduto, una prassi che, in circostanze analoghe, raramente conduce a conseguenze giudiziarie significative per i militari coinvolti, nonostante le proteste delle organizzazioni per i diritti umani.

Il contesto degli scontri e la posizione di Hamas

L'omicidio dei due uomini si inserisce in un periodo di intensificata attività militare israeliana in Cisgiordania, dove le incursioni si sono moltiplicate negli ultimi due anni, portando a un numero elevato di vittime palestinesi. In un'intervista rilasciata poco prima dell'episodio, un rappresentante di Hamas aveva accusato esplicitamente il governo israeliano, definito "estremista", di non volere una soluzione a due Stati, sostenendo che esso consideri la Cisgiordania come parte integrante e storica di Israele. Una visione, questa, che sembra trovare conferma nelle dichiarazioni pubbliche del premier israeliano, il quale ha più volte ribadito la sua opposizione alla creazione di uno Stato palestinese a ovest del fiume Giordano, alimentando un conflitto la cui soluzione politica appare sempre più remota.

La valenza probatoria del filmato

Ciò che distingue questo tragico evento da molti altri simili è proprio l'esistenza di una testimonianza video così dettagliata e inequivocabile, la quale, sebbene priva di audio, fornisce una narrazione visiva che contraddice la versione spesso fornita in via ufficiale. La sequenza delle azioni, dalla resa all'uccisione, solleva interrogativi pressanti sulle regole di ingaggio e sulla proporzionalità della forza impiegata in un contesto dove la distinzione tra combattente e civile viene spesso offuscata dall'occupazione militare. Il filmato, divenuto rapidamente uno strumento di denuncia, costringe a confrontarsi con la realtà nuda e cruda degli scontri, al di là delle dichiarazioni di propaganda di entrambe le parti.

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