Operazione "Muro di Ferro" a Jenin
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Redazione Esteri
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Le forze di difesa israeliane (IDF), in collaborazione con lo Shin Bet e la polizia israeliana, hanno lanciato una massiccia operazione militare nella città di Jenin, situata in Cisgiordania. L'operazione, denominata "Muro di Ferro", è stata presentata dal premier Benjamin Netanyahu come un'azione mirata a eliminare i terroristi e distruggere le infrastrutture del terrore, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza in Giudea e Samaria, contrastando le minacce provenienti dall'Iran e dall'Islam radicale sunnita.
Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha sottolineato che l'operazione è stata lanciata per evitare che il terrorismo si replichi all'interno di Jenin, all'indomani dei raid israeliani al campo profughi. Il bilancio attuale è di dieci morti e 35 feriti, un numero che potrebbe aumentare nei prossimi giorni. Alla luce del nuovo massacro, Hamas ha invitato alla mobilitazione i palestinesi in Cisgiordania, mentre per sabato è stato annunciato il rilascio di quattro ostaggi israeliani.
Al terzo giorno di cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza, le IDF hanno avviato una pesante incursione sulla città di Jenin, uccidendo almeno sette persone e causando altri 35 feriti. L'aviazione israeliana ha condotto un pesante bombardamento, mentre truppe di terra avviavano un'incursione che ora ci si aspetta durerà diversi giorni. Le forze di sicurezza dell'Autorità palestinese, che avevano messo la città sotto assedio il mese scorso, si sono ritirate per far entrare le IDF.
Nel frattempo, il generale libico arrestato nei giorni scorsi a Torino su mandato di cattura internazionale è stato scarcerato per un cavillo legale: l'arresto non era stato convalidato da Trump.




