Esplosione nel porto di Bandar Abbas, l'Iran parla di "negligenza": 46 morti e oltre mille feriti
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Redazione Esteri
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La deflagrazione che sabato scorso ha devastato il porto di Shahid Rajaee, nel sud dell’Iran, è stata causata da "negligenza" e dal "mancato rispetto delle precauzioni di sicurezza". Lo ha annunciato il ministro dell’Interno iraniano, Ahmad Vahidi, dopo che la guida suprema Ali Khamenei aveva ordinato un’indagine approfondita. Il bilancio, aggiornato nelle ultime ore, parla di 46 vittime e più di un migliaio di feriti, mentre gli incendi, ancora attivi, continuano a ostacolare le operazioni di soccorso.
Secondo le prime ricostruzioni, l’esplosione sarebbe legata alla presenza di sostanze chimiche immagazzinate nei depositi portuali, tra cui il perclorato di sodio, composto utilizzato nella produzione di propellenti per razzi. La società di sicurezza privata Ambrey aveva segnalato già a marzo l’arrivo nel porto di materiali destinati alla fabbricazione di carburante per missili, sebbene Teheran non abbia mai confermato ufficialmente tale destinazione d’uso. "Ci sono state carenze nella gestione delle scorte e nell’applicazione delle norme di difesa passiva", ha ammesso il ministro, senza tuttavia specificare se le autorità fossero a conoscenza dei rischi legati allo stoccaggio.
L’incidente, che ha scatenato polemiche per la mancanza di controlli, ha sollevato interrogativi anche sulle condizioni di sicurezza in uno dei terminal più strategici del paese, attraverso cui transita gran parte del commercio marittimo iraniano. La nube tossica generata dall’esplosione ha costretto le autorità a monitorare l’aria nelle aree limitrofe, mentre i residenti sono stati invitati a evitare l’esposizione prolungata all’esterno.
Nonostante le speculazioni iniziali su un possibile attacco estero, le indagini hanno escluso coinvolgimenti stranieri, concentrandosi invece sulle responsabilità interne. La dinamica ricorda altri incidenti industriali avvenuti in Iran negli ultimi anni, spesso attribuiti a standard di sicurezza inadeguati o alla mancata manutenzione delle infrastrutture. Nel 2020, un’esplosione nel porto di Bushehr, legata a materiali infiammabili, aveva provocato danni ingenti senza fare vittime, ma aveva messo in luce criticità simili.




