Vin diesel a cannes: «Incroyable» per i 25 anni di fast
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Cannes, 14 maggio 2026 – «Come mi sento per questa sera? “Incroyable”», alla grande, insomma. Così, quasi sottovoce, con quella sua voce che sembra uscita da un motore sovralimentato, Vin Diesel ha intercettato i cronisti dell’Adnkronos nei corridoi del Palais, subito dopo il photocall. Una battuta al volo, un’espressione francese storpiata con disinvoltura, e poi via, verso la proiezione speciale di mezzanotte che il Festival ha voluto dedicare a un fenomeno globale: i primi venticinque anni di “Fast & Furious”.
L’attore, che ha fatto della saga una sorta di missione personale, è arrivato sulla Croisette con un bagaglio emotivo decisamente più pesante di quello materiale. Se trent’anni fa, giovanissimo, si presentò con una busta della lavanderia come valigia – lo racconta lui stesso – per presentare il cortometraggio “Multi-facial” (girato in tre giorni con tremila dollari, scritto, diretto, prodotto e interpretato da sé), stavolta il contesto è radicalmente diverso. Il Grand Théâtre Lumière era strapieno e sul palco, accanto a lui, c’erano le compagne di una vita: Michelle Rodriguez e Jordana Brewster, le due attrici che hanno contribuito a costruire l’immaginario di una famiglia allargata su ruote.
Ma è stata un’altra presenza, silenziosa e insieme potentissima, a dare il vero tono alla serata. Meadow Walker, ventisette anni oggi (modella e attrice, figlia di Paul Walker), è salita sul palco per abbracciare colui che chiama «Zio Vin». Un legame, il loro, che non ha mai conosciuto soluzione di continuità. Meadow aveva appena quattordici anni quando il padre perse la vita a Santa Clarita, in California: la Porsche Carrera GT che guidava perse il controllo e andò a fuoco. Un incidente stradale, di quelli che lasciano cicatrici profonde e che la cronaca, giustamente, non ha mai trasformato in spettacolo.
Da allora, e l’aneddoto è stato più volte ripreso dalla stampa internazionale, Vin Diesel non l’ha mai lasciata sola. Fu lui, per esempio, ad accompagnarla all’altare quando nel 2021 sposò Louis Thornton-Allan (matrimonio finito con un divorzio due anni più tardi) con una cerimonia in riva al mare. E quel gesto, più di mille parole, ha raccontato il senso di un’appartenenza che va oltre la sceneggiatura. Perché nella costruzione narrativa di “Fast & Furious” – il cui capitolo conclusivo è atteso per il 2028 – il confine tra finzione e realtà, almeno per Diesel, si è da tempo assottigliato fino a sparire.
Un quarto di secolo di inseguimenti e lutti
Il primo film uscì nell’estate del 2001: tuning, corse clandestine, un poliziotto sotto copertura (Paul Walker) e un ex detenuto (Diesel) che diventano fratelli. Venticinque anni dopo, quella che doveva essere una serie B di action movie si è trasformata in un fenomeno antropologico, capace di incassare miliardi e di tenere insieme generazioni di spettatori. Ma il prezzo, per chi l’ha vissuta dall’interno, è stato alto. La morte di Walker nel 2013 avrebbe potuto spezzare qualsiasi franchigia. Invece la produzione scelse di andare avanti, inrando il lutto nella narrazione e, soprattutto, proteggendo la figlia del compagno scomparso.
Le lacrime e la proiezione di mezzanotte
Sul palco del Lumière, Vin Diesel non ha trattenuto l’emozione. Meadow era lì, a pochi passi, e il pubblico – lo si intuiva dal silenzio rispettoso – capiva che quelle lacrime non erano solo per la carriera. La proiezione speciale ha ripercorso i momenti salienti della saga, senza risparmiare i tributi a Paul Walker, e per l’occasione Cannes ha concesso il suo tappeto rosso più solenne. Nessuna dichiarazione trionfalistica, nessun annuncio a sorpresa: solo la consapevolezza che “Fast & Furious”, oggi, è anche il racconto di come si possa restare famiglia anche quando un membro non c’è più.
La busta della lavanderia e il presente
Se trent’anni fa Vin Diesel girava “Multi-facial” con tremila dollari e dormiva chissà dove, oggi cammina sul boulevard de la Croisette accolto come un re. Ma il gesto di tenere per mano Meadow Walker, mentre le luci dei flash esplodono attorno, restituisce l’immagine di un uomo che non ha mai dimenticato da dove viene. E forse, ecco, il vero “incroyable” non è il successo planetario, ma questa fedeltà silenziosa a un’amicizia interrotta troppo presto. Il capitolo finale arriverà nel 2028, dicono. Ma per chi ha seguito questa storia anno dopo anno, il finale vero – quello emotivo – si è già scritto in una notte di Cannes, tra un abbraccio e una lacrima.




