Carlo Verdone padre, secondo il figlio Paolo: «Si arrabbia se prenoto una visita senza dirglielo»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il secondo genito dell’attore romano, Paolo Verdone, classe 1988, ha rotto per la prima volta un silenzio durato decenni, scegliendo le colonne del Corriere della Sera per raccontare il padre lontano dai set. E lo ha fatto con un’ammissione che ribalta l’immagine pubblica del comico: «È un papà partecipe, molto apprensivo – ha dichiarato –, anche se non ci veniva a prendere a scuola tutti i giorni, si informava di come fosse andata la giornata». Un ritratto intimo, privo di quella patina ironica che ha reso celebre Carlo Verdone, e che emerge da episodi quotidiani, quasi minuti. Tra questi, il più rivelatore riguarda la salute: «Se prenoto una visita medica senza avvertirlo, si arrabbia». Un’apprensione, quella paterna, che non lascia spazio a deleghe, e che trasforma un gesto banale come una prenotazione in un campo minato domestico.

I tiri in porta e i vasi rotti: l’infanzia tra corse e complicità

Il primo ricordo che Paolo custodisce, e che ha riversato nell’intervista, ha il sapore di un cortometraggio familiare. «A casa facevamo in salotto i tiri in porta, e ogni volta rompevamo un vaso o una cornice». A quel punto, il meccanismo era sempre lo stesso: il figlio correva a distrarre la madre, Gianna Scarpelli, mentre Carlo Verdone tentava faticosamente di ricomporre l’oggetto. Un’immagine che restituisce un genitore lontano dall’aura dell’artista inarrivabile, e molto più vicino a un uomo qualsiasi alle prese con le conseguenze – materiali – della propria complicità ludica. Paolo, oggi trentanovenne, ha costruito una vita lontano dai riflettori: il suo percorso professionale non sfiora il cinema, eppure il cognome non lo ha mai sentito come un peso. Anzi, è stato proprio quel cognome a insegnargli, dice, il valore della riservatezza.

La telefonata finta di Totti e l’offesa del bambino di dieci anni

C’è un aneddoto, nell’intervista, che condensa il rapporto tra ironia paterna e serietà infantile. Quando Paolo aveva dieci anni, Carlo inscenò una telefonata con Francesco Totti. Il piccolo, convinto di parlare davvero con il calciatore, rimase folgorato dall’attenzione. Poi, scoperto l’inganno, «mi offesi tanto». Un episodio che rivela il lato giocoso del regista di “Un sacco bello”, ma anche la fragilità di un figlio che prendeva sul serio ogni gesto. Oggi, a distanza di quasi trent’anni, Paolo racconta quell’offesa con un sorriso che non cancella la sincerità del ricordo. E spiega che suo padre, nonostante gli impegni professionali, si è sempre informato su come andasse la giornata a scuola, anche senza presenziare fisicamente al cancello. Una presenza a distanza, fatta di telefonate e domande precise.

Il contesto familiare: il lungo legame con Gianna Scarpelli e il nuovo film

Carlo Verdone, intanto, si prepara a tornare dietro la macchina da presa con “Scuola di seduzione”, titolo in arrivo su Paramount+ il primo aprile. Un’uscita a sorpresa che lo vede nuovamente regista dopo qualche anno di assenza dal lungometraggio. Ma nel privato, il legame con l’ex moglie Gianna Scarpelli – sposata dal 1980 al 1996 e da allora legalmente separata, senza mai aver ufficialmente divorziato – resta un capitolo a sé. Da quel matrimonio sono nati Giulia, oggi stimata dietologa, e Paolo. Proprio quest’ultimo ha voluto sottolineare un aspetto che sfugge ai più: l’apprensione di suo padre non si limita ai grandi eventi, ma si annida nei dettagli. «Se prenoto una visita senza avvertirlo – ripete – si arrabbia». Come a dire che la preoccupazione, in Carlo Verdone, non è mai recitata. E che il controllo, talvolta, è la forma più autentica di amore.

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