Carlo Verdone visto da suo figlio Paolo: “Si arrabbia se prenoto una visita senza dirglielo”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La figura pubblica di Carlo Verdone è da decenni scolpita nell’immaginario collettivo attraverso maschere comiche inconfondibili, dialetti romaneschi portati a dignità letteraria e una regia capace di fotografare le nevrosi italiane con precisione chirurgica. Eppure, esiste un versante della sua personalità – quello che emerge tra le mura domestiche – che solo chi gli è più vicino può davvero raccontare. A farlo, per la prima volta con questa dovizia di particolari, è stato il figlio Paolo, il secondogenito nato nel 1988 dal matrimonio con Gianna Scarpelli, un’unione durata ufficialmente dal 1980 al 1996 e mai sciolta dal punto di vista legale. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Paolo ha scelto di navigare tra i ricordi di un’infanzia vissuta all’ombra di un gigante del cinema, restituendo il ritratto di un padre “partecipe” e “molto apprensivo”, le cui attenzioni – lungi dal configurarsi come mera presenza fisica quotidiana – si manifestano attraverso un’ansia di controllo sottile e profondamente affettuosa.
Paolo ha raccontato un dettaglio che sfida lo stereotipo dell’artista distratto o assorbito solo dalla propria arte: “Se prenoto una visita medica senza avvertirlo, si arrabbia”. Una frase che rivela una cura quasi ossessiva per il benessere dei figli, un filo diretto che sopravvive al tempo e alle distanze, confermato dal fatto che, pur non andando a prenderli a scuola tutti i giorni, Verdone si informava puntualmente su come fosse andata la giornata. Questo lato apprensivo, quasi materno, convive con la memoria dei giochi più irriverenti: le partite di calcio in salotto che inevitabilmente si concludevano con un vaso o una cornice rotti, seguiti dalla complicità silenziosa tra padre e figlio – mentre Paolo distraeva la madre, Carlo tentava faticosamente di ricomporre l’oggetto andato in frantumi.
L’ombra lunga del cognome e la scelta della riservatezza
A differenza della sorella Giulia, che ha intrapreso la carriera di dietologa e nutrizionista dopo esperienze nel mondo del cinema, Paolo ha scelto un percorso professionale diametralmente opposto, lontano dai riflettori del set e dalle dinamiche dello spettacolo. Oggi ricopre il ruolo di dirigente presso la Siae, dove è responsabile della divisione che gestisce il diritto d’autore per diversi repertori, dal teatro alla lirica, dalle opere letterarie alle arti figurative. Una scelta, quella di non calcare le scene, che l’interessato ha definito consapevole e priva di rimpianti, confessando di non aver mai avvertito il cosiddetto “peso del cognome” né alcuna forma di gelosia nei confronti della popolarità paterna.
Tuttavia, il legame con il cinema di suo padre è rimasto solido, alimentato da preferenze precise e da un gusto critico sviluppato fin da bambino. Paolo ha rivelato di nutrire un affetto particolare per Maledetto il giorno che t’ho incontrato e Sono pazzo di Iris Blond, pellicole che lo hanno accompagnato durante la crescita. Meno immediato, ma col tempo rivalutato, è il giudizio su C’era un cinese in coma: un film che all’epoca della sua uscita rappresentò per Verdone un campanello d’allarme tale da indurlo a prendersi due anni di pausa dalla regia per dedicarsi interamente ai figli. Un momento di stasi professionale che Paolo ricorda con la consapevolezza di chi ha visto il padre attraversare il dubbio, senza mai perdere la capacità di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita personale.
I camei sul set e gli scherzi telefonici con Totti
Nonostante la scelta di una carriera distante dalla recitazione, Paolo Verdone ha comunque calcato – seppur in modo episodico – i set del padre, lasciando tracce indelebili per gli appassionati. La sua prima comparsa risale a Gallo Cedrone, dove interpreta il ragazzino che si introduce nella spider decappottabile del protagonista scatenando il celebre rimbrotto: “Ao, a regazzì, vattene va! Ma guarda ‘sti ragazzini de oggi come sono cafoni e maleducati”. Un altro ricordo legato al set, più tenero e insieme irriverente, riguarda le riprese di Sono pazzo di Iris Blond a Bruxelles: il piccolo Paolo, allora bambino, fece i capricci per rimanere sveglio durante le riprese notturne, spinto dalla curiosità di vedere la scena in cui suo padre baciava l’attrice Andréa Ferréol.
Ma è nella dimensione domestica che emergono gli aneddoti più gustosi, capaci di restituire l’ironia surreale che caratterizza il temperamento di Verdone. Celebre è lo scherzo orchestrato ai danni del figlio quando questi aveva dieci anni e giocava a calcio nel Valle Aurelia, una passione calcistica coltivata in una famiglia dichiaratamente romanista. Dopo una doppietta segnata sotto gli occhi del padre, Paolo ricevette una telefonata da un sedicente agente di Francesco Totti, che lo invitava a un provino a Trigoria. La voce, in realtà, apparteneva allo sceneggiatore Pasquale Plastino. Quando Verdone prese la cornetta per rivelare la burla, la reazione del figlio fu di pietrificazione: “Rimasi di sasso”, ha confessato Paolo, ammettendo di essere rimasto offeso al punto da perdonare il genitore solo quando questi lo portò realmente a conoscere il capitano della Roma.
La quotidianità tra apprensioni mediche e passioni condivise
La tendenza all’apprensione, già emersa nel racconto delle visite mediche, trova conferma in altri episodi di vita quotidiana che Paolo ha deciso di condividere, svelando un uomo incapace di modificare le proprie abitudini persino di fronte a eventi di portata storica. La notte in cui La grande bellezza di Paolo Sorrentino vinse l’Oscar, Carlo Verdone – nonostante l’interesse per il film, che aveva definito un capolavoro sin dalla lettura della bozza – andò a dormire prima del verdetto finale, fedele a una routine serale invalicabile. Fu Paolo a rimanere sveglio e ad attaccare un biglietto con la notizia sul frigorifero: un gesto che il regista ha talmente apprezzato da incorniciare quel foglietto e conservarlo nella casa di campagna.
A unire padre e figlio, oltre ai ricordi e a una certa sensibilità artistica, è anche la passione per la musica – una passione che Paolo auspica possa tradursi, in futuro, in un progetto radiofonico che permetta a Verdone di raccontare i suoi infiniti aneddoti senza le pressioni del set cinematografico. Mentre Carlo Verdone si appresta a tornare sul piccolo schermo con Scuola di seduzione, film in arrivo su Paramount+ dal primo aprile scritto con Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, la testimonianza del figlio ne restituisce l’immagine di un padre che, tra scherzi memorabili e una costante, silenziosa attenzione per la salute dei propri cari, ha saputo costruire un rapporto di una solidità che il tempo e le separazioni non hanno mai scalfito.
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