La Vespa compie 80 anni, quel brevetto del ‘46 che trasformò un paese
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Negli stabilimenti Piaggio di Pontedera, quelli veri – dove il sangue operaio si mescolava alla polvere e alla benzina – uscivano i primi esemplari di quello che l’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio, su intuizione di Enrico Piaggio, aveva disegnato quasi per sfida. Lui, abituato ai velivoli, concepì uno scooter che non avesse nulla della goffa motoleggera del dopoguerra: ruota di scorta cambiabile a mano, carter asciutto che non sporcava i pantaloni, e quella linea vagamente insettiforme che qualcuno, forse per gioco, battezzò "Vespa". Oggi, ottant’anni dopo, gli operai di ieri e di oggi si ritrovano idealmente sotto quel segno, assieme a una tribù dispersa di appassionati che abita ogni continente. C’è chi conserva una 98 del primo lotto, chi giura sulla Primavera 125, e chi non rinuncerebbe mai alla sua PX. Nessuno di loro lo definirebbe un semplice mezzo: è un contenitore di ricordi, e lo dicono anche le installazioni allestite lungo il Corso durante la festa.
Proprio mentre a Pontedera si accendono i riflettori sulla fabbrica-mito, Milano – che in questi giorni è un formicolio di installazioni e aperitivi di design – non poteva tirarsi indietro. Stavolta lo spazio scelto è ‘The Empty Space’ in via Broletto, all’interno della Design Week, dove questa mattina si è tenuto un evento che non ha nulla dell’operazione nostalgia. Piuttosto, è la celebrazione di un’italianità riconoscibile al primo sguardo: la Vespa non ha bisogno di targhetta. Quello che colpisce, guardando la fila di modelli esposti, è come il brevetto firmato D’Ascanio abbia attraversato epoche senza mai diventare antiquato. Dalla 98 del ’46, che aveva appena due cavalli e la frizione a mano sinistra, fino alla recentissima 310 GTS, che sembra un concentrato di tecnologia ma conserva quella sella e quel manubrio da cui non puoi scendere senza sorridere. Si contano decine di pietre miliari: la 125 Primavera che negli anni Settanta divenne un fenomeno sociale, la PX che ha sfidato il traffico di tre decenni, e tutte quelle cilindrate minori che hanno messo in moto una nazione.




