La Corte costituzionale boccia i Cpr: "Trattenimento illegittimo senza garanzie"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma – Se privare una persona della libertà personale è un atto che richiede il massimo rigore giuridico, farlo senza definire con precisione diritti e modalità di restrizione equivale a una violazione della Costituzione. È questo il cuore della sentenza n. 96 del 2025 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’attuale disciplina dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), giudicata troppo vaga e affidata all’arbitrio delle norme regolamentari.

Il trattenimento nei Cpr, ha sottolineato la Consulta, configura un vero e proprio "assoggettamento fisico all’altrui potere", rientrando a pieno titolo nelle restrizioni di libertà previste dall’articolo 13 della Costituzione. Eppure, le regole oggi in vigore – come denunciato dai giudici – lasciano spazio a discrezionalità eccessiva, senza chiarire quali diritti spettino ai migranti trattenuti, spesso per periodi prolungati. Un vulnus che il legislatore dovrà colmare, intervenendo per introdurre tutele precise.

La pronuncia arriva in un momento delicato, mentre il Viminale assicura di essere già al lavoro per una nuova norma. "Disciplinare il trattenimento è necessario, ma non può avvenire in deroga ai principi costituzionali", si legge nelle motivazioni della Corte, che ha rigettato il ricorso pur evidenziando criticità insostenibili. Un passaggio che ha riacceso il dibattito politico, con la sinistra che ha rivendicato la vittoria di un principio, mentre il governo ribadisce la necessità di strumenti efficaci per gestire i rimpatri.

Non è la prima volta che la Consulta si pronuncia su temi spinosi legati alle politiche migratorie. Già in passato, del resto, aveva espresso perplessità sul decreto Sicurezza e sugli accordi internazionali, pur senza arrivare a un’esplicita bocciatura. Stavolta, però, il monito è netto: se lo Stato intende continuare a utilizzare i Cpr, dovrà farlo nel rispetto di garanzie minime, evitando che la privazione della libertà si trasformi in un limbo giuridico.

Intanto, il governo si trova a dover gestire un doppio fronte. Oltre alla questione Cpr, la Corte ha depositato anche le motivazioni sulla controversa abrogazione del reato di abuso d’ufficio, altro tema simbolo dell’esecutivo. Due sentenze che, seppur non disruptive, segnalano la necessità di un intervento legislativo più accurato. Resta da vedere come il Parlamento recepirà l’invito, in un contesto dove immigrazione e sicurezza rimangono temi divisivi.

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